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Full text of "Guglielmo Ratcliff, tragedia, in quattro atti"




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Copyright bif ETìOJIlìfìO SONZOGNO, 1895. 



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GUGLIELMO RATCLIFF 



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GUGLIELMO RATCLIFF 



TRAGEDIA 



DI 



ENRICO HEINE 



TRADUZIONE DI 



ANDREA MAFFEI 



MUSICA DI 



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Riduzione per CANTO e PIANOFORTE 



DI 



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EDOARD 

Copyright 




EDITORE 
xNZOGNO 






Proprietà per tutti i paesi, tanto per la stampa quanto per la rappresentazione, 
dell' Editore Edoardo Sonzogno in Milano. 



Deposto a norma dei trattati internazionali. 



Milano, 1895. — Stabilimento dell'Editore Edoardo Sunzogno. 



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INDICE) 



QUADRO PRIMO. 

STANZA NEL CASTELLO DI MAC-GREGOR. 

Introduzione Pag. 

Scena I. — Maria, Douglas, Mac-Gregor e Margherita. — (Mac-Gregor) " Sposo e sposa 
voi siete. „ 

„ II. — Mac-Gregor e Douglas. — (Mac-Gregor) " Già corre il sesto anno „ . . . 

„ III. — Douglas : " Veccìiia volpe è quesfuom! „ 

„ IV. — Douglas e Lesley. — (Lesley) " Non siete il conte Dugla voi ? „ 



T2 

47 

62 

63 



QUADRO SECONDO. 

TAVERNA DI LADRI. 

Guglielmo Ratcliff, Tom e Willie. — (Tom) " ÌVillie, sai recitarmi il pater 

nostro? „ Pag. 69 

. 78 

99 

101 

» x 39 

, x 44 

, 147 

„ 148 



Scena I. 

„ II. — Ratcliff e Tom. — (Guglielmo) " Chi intendere voleste ? „ 

„ III. — Lesley, Ratcliff e Tom. — (Lesley) " Egli viene/ egli viene! „ 

„ IV. — Ratcliff e Lesley. — (Guglielmo) " Il Dugla viene? „ 

„ V. — Ratcliff, Lesley, Robin, Dick, John e Taddie. — (Dick) " Che mai vede colui? „ 

„ VI. — Robin, Dick, John e Taddie. — (Robin) " Esser possa dannato „ 

„ VII. — Tom : " Ardir non hanno d'accusarmi al Giudizio „ 

„ Vili. — John e Taddie. — (John) " È pure il sonno una stupenda invenzion „ . . . 



Scena I. 

II. 

III. 



QUADRO TERZO. 

LUOGO SELVAGGIO PRESSO IL NEGRO SASSO. 

Ratcliff. " Oh, come il vento fischia! „ Pag- 151 

Ratcliff e Douglas. — (Guglielmo) " Il passo d'un uom... Chi si avvicina? „ „ 166 
Ratcliff: " Fu voce d'uom?... fu sibilo di vento? „ „ 187 



QUADRO QUARTO. 

CASTELLO DI MAC-GREGOR. 
Intermezzo Pag. 



Scena 



I. 
II. 



Maria e Margherita. — (Maria) " O buon Dio, quale angoscia ! „ 

Maria, Margherita e Ratcliff. — (Margherita) " O santa vergine, il morto 

Edvardo! „ 

„ III. — Mac-Gregor ed i precedenti. — (Mac-Gregor) " Soccorso! Udii gridar „. . 

Scena ultima. — Douglas, ospiti, servi ed i precedenti. — (Un servo) " Dio! qua giace il 

signor nostro ! „ 



205 
211 

238 

263 



267 



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INTERLOCUTORI 



MAC-GREGOR, feudatario scozzese Basso 

MARIA, figlia di Mac-Gregor Soprano 

Conte DOUGLAS, fidanzato a Maria Baritono 

GUGLIELMO RATCLIFF Tenore 

LESLEY, amico di Ratcliff Tenore 

MARGHERITA, nutrice di Maria Mezzo Soprano 

TOM, oste di ladri Basso 

WTLLIE, fanciullo e figlio di Tom Contralto 

~ ROBIN Basso 

'£ l DICK Tenore 

Cu 1 

- BELL Baritono 

■C \ IOHN Basso 

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2 \ TADDIE ." Tenore 

Un Servo Tenore 



Masnadieri — Servi 



Convitati alle nozze. 



L'azione sì svolge nella Scozia settentrionale, ve/so il 1820. 



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AD ACHILLE TORELLI 



Disse pur bene un cortese giornale di qui, che non poca riconoscenza io ti debbo per avermi, mal mio grado, strappato 
il consenso di avventurare alla scena il Guglielmo Ratcliff di Enrico Heine, e per averne disposta la rappresentazione con 
uno zelo, con una sollecitudine, come fosse cosa tua propria. A queste cure amorose e sapienti, ajutate dagli ottimi artisti che 
ne sostennero le parti, attribuisco, pili die et mici versi, quel buon successo che ottenne; perche' senza queste lue cure la Tra- 
gedia, o Romanza drammatica, come l'autore slette in forse d'intitolarla, non avrebbe, forse, eccitato un applauso; così poco 
siamo noi assuefatti a lasciarci trasportare nelle regioni dell'ideale e della fantasia. Felice errore fu il min. L'uditorio elettis- 
simo del Teatro Manzoni entrò nel concetto misterioso del poeta, e la favola piacque e commosse. 

Io metto dunque, in segno d'animo grato, il tuo nome (illustre per belle creazioni teatrali, e a me per affetto carissimo) 
a capo della mia traduzione. Essa appare alla luce nella originale sua integri/a; sebbene, a dir vero, non fosse nella rappre- 
sentazione di troppo accorciala. Su quest'opera giovani/e dell' Heine, in cui volle personificare la lotta dell'uomo colla fatalità, 
parlarono quasi tutti i periodici milanesi con giusto criterio e con gentilezza soverchia del traduttore. Volendo io riparlarne 
non farci che ripetere le cose dette, e ritardare una pubblicazione aspettata. 

Accogli dunque il mio dono senza note e senza commenti e con quel cuore clic a te offre 



Milano, 2i> marzo 1875. 



L'amico tuo A. Maffei. 



A RODOLFO CRISTIAN 



A FEDERICO MARKEL 






lo con robuste mani 
Spezzai le ferree porte 
Al regno degli spirti, e ruppi al libro 
D'amore i sette arcani 
Suggelli; e quanto io vidi 
In quei fogli immortali, 
Come in e ristai riflesso, 
In queste carte ho impresso. 
Io morrò ; morrà meco il nome mio; 
Ma su quest' opra non potrà V oblio. 

E. Heine. 



+ 



Io trovai l' odio acerbo, ove V amore 
Soave ho cerco ; sospirai, da bile 
Commosso io maledissi, e per ferite 
Dolorose, infinite, 
Sangue sparse il mio core. 
Senza intento maligno 
Colla piti vii genia 
Degli uomini mi posi, 
La notte e il giorno, in via. 
Tali studi compiuti, e scello il tema 
Al tragico poema, 
Con tutta pace il mìo Ratcliff composi. 

E. Heine. 









QUADRO PRIMO 



STANZA NEL CASTELLO DI MAC-GREGOR 



SCENA PRIMA. 
Meiria, Conte Douglas, Mac-Gregor e Margherita. 

(Margherita accovacciata e immobile in un angolo.) 
MAC-GREGOR (impalmando Maria e Douglas). 

Sposo e sposa voi siete, e come unite 
St.in or le vostre mani, i cuori vostri, 
Nel dolor, nella gioja, oggi e per sempre 
Stano uniti così. Legati insieme 
• V'han la Chiesa e l'Amor, due sacramenti 
Di g an virtù: due volte i vostri capi 
Son per ciò benedetti, ed anche il padre 
La sua destra v'.mpone e benedice. 

(mette le mani sul capo di tutt'e due.) 
I.OUGLAS. 

Milcrd! padre chiamarvi oggi m'è vanto. 

MAC-GREGOR. 



(si abbracciano.) 
MARGHERITA (canta, coll'accento interrotto del delirio). 

" Perchè rossa di sangue è la tua spada?... 
Edvardo, Edvardo? „ 

DOUGLAS (si volge atterrito e guarda Margherita). 

Giusto Dio! qual voce 
Vitrea, Milord? Quella muta figura 
Incomincia a cantar... 

MAC-GREGOR (;on riso forzato). 

Nessun pensiero 
Ella vi dia. La pazza Margherita 
Del castello è colei. Da mesi ed anni 
Catalettica ell'è: con occhi immoti 
Sta lunghe ore accosciai;', e, come un sasso 
Parìa, se lingua avesse, a quando a quando 
Si mette a cantic tvar qua'che sua vecchia 
Canzon. 

DOUGLAS. 

Perchè tener quello spavento 
Nel castel? 

MAC-GREGOR (piano). 

Zitto! zitto! Ogni parola 
Ella intende. Cacciata io ne l'avrei 
Da lungo tempo... ma non oso... 



MARIA. 

In pace, 
Via! lasciate la povera, la buona 
Margherita, e più tosto ci narrate, 
Dugla, alcun che di novo. In qual maniera 
Vivesi a Londra? A noi, qui nella Scozia, 
Nulla ne giunge. 

DOUGLAS. 

E sempre il vecchio andazzc 
Vi si corre a cavallo ed in calesse, 
Un premere, un calcar per ogni via; 
Di giorno vi si dorme, e della notte 
Vi si fa giorno; e sale all'uso aperte 
De' lottatori; e quel non mai sospeso 
Succedersi di crocchi e di banchetti. 
Drurilàn, Coventgarda han sempre folla 
Di spettatori, e l'opera vi romba. 
Note di banca d'una lira, in cambio 
Di note musicali; e: " Dio — vi s'urla — 
Salvi il Re! „ Nelle mescite più buje 
Stanno politicando i patrioti, 
Soscrivono, scommettono, bestemmiano, 
Sbadigliano, e fan mol!e il gorgozzule 
Alla prosperità dell'Inghilterra. 
Fumano le bistecche ed i bodini, 
La birra spuma, il cerretan ti scrive 
Il suo recipe, e ghigna: i borsajoli 
Ti si stringono a' panni ; i truffatori 
Con loro uggiose cortesie, molesti; 
Molesto l'accatton co' suoi lamenti, 
Col suo misero aspetto: e d'ogni cosa 
Molesto più lo stolido costume 
Dell'abbigliarsi: quella stretta giubba, 
Quel solino stecchito e quel cappello 
Che par la torre di Babel. 

MAC-GREGOR. 

Sia lode 
Al mio sajo scozzese e al mio berretto. 
Voi ben faceste a scuotervi di dosso 
Que' vestiti da matto. Un Dugla, o conte, 
Esser debbe di fuor come di dentro 
Vero scozzese; e l'animo mi gode 
Oggi che tutti voi nel caro io veggo 
Patrio costume. 

MARIA. 

De 
Diteci. 









IV 



GUGLIELMO RATCLIFF 



DOUGLAS. 

In carro io giunsi ove la Scozia 
Comincia; ma l'andar pareami lento, 
Tanto che in Oldiburgo io m'acconciai 
Con un cavallo. All'animai gli sproni 
Feci sentir, ma pungere Io sprone 
D'amor sentìa me pure. Io non avea 
Pensiero che di voi. Talché per selve, 
Per monti e per pianure il mio cavallo 
Colla prestezza dello strai mi trasse. 
Cavalcando così ne' miei pensieri 
Pel bosco d'Invernè, mancò ben poco 
Che mal non m'incogliesse. A un tratto i fischi 
D'alcune palle che presso gli orecchi 
Mi strisciar, dal mio sogno uscir mi fero. 
Tre ladroni di strada a me fur sopra. 
Appiccossi la zuffa, e come pioggia 
Cadean colpi su colpi. Io ben difesi 
La pelle mia; ma pure avrei dovuto 
Soccombere... Dio buono ! impallidisce 
Maria!... vacilla... cade! 

i Margherita balza in piedi e sostiene nelle sue braccia Maria che sviene.) 
MARGHERITA. 

Oh la mia bimba, 
Guancia di rosa ! è bianca come un lino, 
Fredda come una pietra. O Dio ! 

(parte cantando e parte parlando mentre accarezza Maria) 

Apri, piccina, 

Bambola mia, 

Gli occhietti cari. 

Non vo', bambina, 

Che fredda al pari 

D'un marmo sia... 
Rose, amor mio, 

Su le tue gote 

Pallide, immote, 

Versar vogl'io... 

MAC-GREGOR. 

Finisci, 
Femmina sciagurata! e non t'avvedi 
Come più le scompigli il capo infermo 
Con quel tuo vaniloquio? 

MARGHERITA (minacciandolo col dito). 

F tu mi sgridi? 
Tu?... Le tue mani lava pria, le rosse 
Tue mani, e non lordar la bianca veste 
Di sposa alla mia bimba. Io tei consiglio. 
Va ! dico, va! 

MAC-GREGOR (in angustia). 

Farnetica la vecchia! 

MARGHERITA (canta). 

" Apri, piccina, 
Gli occhietti cari... „ 

MARIA (torna in se e si appoggia a Margherita). 

Or ben! come finì? Seguite... ascolto. 

DOUGLAS. 

Duolmi, che il mio racconto... Udite adunque! 
Un altro cavaliero a briglia sciolta 
Sopravvenne improvviso, e que' ladroni 
Alle spalle assalì menando il ferro 
Con grande vigorìa. Ripresi allora 



Animo io stesso, mi sentii la mano 
Più libera alla pugna, e i tre ladroni 
Mettemmo in fuga. Al mio soccorritore 
Render volli mercè; ma: " Non ho tempo, „ 
Gridommi, e spronò via. 

MARIA (sorridendo). 

Diam grazie al cielo! 
Provai non poca ambascia: or rinfrancata 
Mi sento. Rita! guidami. Le amiche 
Stanno aspettando nella sala. 

MARGHERITA (angosciata a Mac-Gregor). 

Oh meco 
Corrucciarti non dèi! Non sempre è pazza, 
No, la povera Rita. 

MAC-GREGOR. 

Andate! in breve 
Noi pur vi seguiremo. 

(Maria e Margherita escono.) 

SCENA II. 
Mac-Gregor e Douglas. 

DOUGLAS. 

Io n'ho stupore ! 
A svenir così facile è Maria? 
Molto oppressa è quest'oggi. Imbianca, trema 
Al più lieve rumor. 

MAC-GREGOR. 

Tenervi, o Dugla, 
Io non voglio e non posso ancor segreto 
Ciò che l'anima tanto alla mia figlia 
Oggi commove; e chieggovi perdono 
Se vel tacqui finora. Alla follìa 
Voi spingete il coraggio; e il grave rischio, 
Ch'io prudente stornai dal vostro capo, 
Cerco voi stesso avreste, e senza posa 
Inseguito quell'uom che di Maria 
Turbò la pace. 

DOUGLAS. 

E chi turbare osava 
La pace di Maria? Milord, parlate! 

MAC-GREGOR. 

Con animo tranquillo il luttuoso 
Racconto udite. — Il sesto anno già corre 
Che nel nostro castello uno studente 
Pellegrino arrivò. Venia costui 
D'Edimburgo, e chiamavasi Guglielmo 
Ratcliff. Io conosciuto un tempo avea, 
— E ben, ben conosciuto ! — il padre suo, 
Di nome Edvardo ; e quindi accolsi il figlio 
Ospitalmente, e di tetto e di mensa 
Per un quindici dì gli fui cortese. 
Egli vide mia figlia e troppo addentro 
Negli occhi la fissò; poi die' principio 
Ai sospiri, ai languori, alle querele, 
Tanto che la fanciulla aperto e netto 
Comprendere gli fé' che l'era uggioso. 
Chiusi fiasco ed amor nella valigia, 
Egli se ne partì. Passàro intanto 
Anni due da quel giorno, allor che venne 
Nel mio castel Filippo Macdonaldo, 
Conte d'Ais; mi chiese e con fortuna, 



QUADRO PRIMO XV 


La mano di Maria. Sei lune appena 


Boschi, valli, campagne, antri, foreste 


Trascorse, in nuziale abbigliamento 


Noi corremmo, lustrammo, e indarno sempre : 


Stava a pie' dell'aitar la cara sposa. 


Orma dell'assassino in nessun loco. . 


Ma lo sposo mancava! In ogni dove, 


Se non che nella stessa infausta notte 


Nelle camere tutte e ne' cortili 


Di quel dì sanguinoso, ardìa Guglielmo 


E nelle stalle e nel giardin richiesta 


Di novo penetrar nella segreta 


Dell'assente facemmo... A' pie del Negro 


Camera di mia figlia, e presentarle, 


Sasso trovammo alfin la morta salma 


Con un riso beffardo ed un saluto 


Di Macdonaldo ! 


Gentil, l'anello nuzial che dato 


DOUGLAS. 


A Duncano ella avea. 


Ucciso!... E da qual mano? 


DOUGLAS. 


MAC-GREGOR. 


Per Dio, quest'uomo 


Ogni indagine nostra andò delusa! 


M'è d'un' audacia singoiar! Trovarlo 


Finalmente svelò la mia fanciulla 


Vorrei. 


Che l'omicida conoscea : si fece 


MAC-GREGOR. 


A raccontarne allor come Guglielmo, 


Fu l'uomo istesso, io l'ho per fermo. 


La notte succeduta a quel misfatto, 


In cui nel bosco d'Invernò vi siete, 


Nella camejra sua precipitoso 


Dugla, scontrato. Che nessun de' miei 


Ed improvviso entrasse, e sorridendo 


Sagaci esploratori abbia veduto 


Le mostrasse la man, vermiglia ancora 


Colui, stupor mi prende. Io molta cura 


Del sangue dello sposo, e con gentile 


Data, o conte, mi son, perchè non debba, 


Chinar di capo il nuziale anello 


Come gli altri, scolpir sopra una croce 


Del trafitto le desse. 


A quel sasso fatale il nome vostro. 


DOUGLAS. 


(parte .1 


Oh infamia! oh scherno! 


SCENA III. 


E voi... voi che faceste? 






Douglas so/o. 


MAC-GREGOR. 


Al suo castello 


Vecchia volpe è quest'uom ! Fin dopo l'ora 


Portar feci l'ucciso, e nel sepolcro 


Delle nozze mei tacque... e fu prudente! 


De' suoi padri deporre; indi una croce. 


Nondimeno io vorrei con quel protervo, 


A ricordo perpetuo, nel loco 


Enfiato di rancor, che turba i sónni 


Del misfatto piantai; ma cerco ho invano 


Di Maria, misurarmi. Oh no! dal dito 


L'assassino RatclifT; fu visto in Londra 


L'anel non mi torrà, perchè la mano 


L'ultima volta, ove, morta la madre, 


Sta pur col dito mio. Maria non amo, 


Sciupò tutto in bagordi il suo retaggio; 


Né da lei sono amato, ed ha composto 


Poi di gioco, di presti, e, fin — lo intesi 


Mera convenienza il nostro nodo. 


Da parecchi asserir — di ladroneggi, 


Ma di cor sono amico a questa dolce 


Vita infame condusse a ino' d'infame 


Creatura, e da spine il suo cammino 


Cavalier di rapina. — Era il secondo 


Sgombrar desìo. 


Anno su quel delitto ornai trascorso, 




E l'ucciso non men che l'uccisore 


SCENA IV. 


Quasi posto in oblìo, quando al castello 




Lord Duncano arrivò: mi fé' dimanda 


Douglas e Lesley. 


Della fanciulla; consentii, né cosa 






LESLEY (imbacuccato, guardandosi sospettoso d'attorno, si avanza). 


Difficile mi fu, che consentisse 




Ella pure a legarsi ad uom disceso 


Non siete il conte Dugla 


Da' nostri antichi re. Ma... sventurati 


Voi? 




DOUGLAS. 


Noi ! già stava all'aitar festosamente 




Abbigliata Maria, non senza un vago 


Per lo appunto. Che volete? 


Turbamento... e Duncan giacea trafitto 


LESLEY (gli porge un foglio). 


Sul Negro Sasso ! 


Il foglio 


DOUGLAS. 


Gentil dunque è per voi. 


Io raccapriccio ! 


DOUGLAS (dopo aver letto). 


MAC-GREGOR. 


Sì! sì ! ch'io vengo 


A' servi, 


Rapportategli pure. Al Negro Sasso! 


" Su — gridai — tutti in sella! „ E per tre giorni 


(partono tutt'e due.) 









Fitte del Quadro primo. 



M 



QUADRO SECONDO 



TAVERNA DI LADRI 



Nel fondo, uomini sdrajati che dormono. Una imagine sacra pende dalla parete. Batte un orinolo. Crepuscolo vespertino. 



SCENA PRIMA. 

Guglielmo Ratcliff siede metidando in un canto; l'oste Tom 
in un altro tenendosi fra'' ginocchi il suo fanciullo Willie. 

TOM (piano.) 

Willì, fai recitarmi il paternostro? 

WILLIE (ridendo e forte). 

L'ho su'la punta dcl!c dita! 

TOM. 

A bassa 
Voce! o mi svegli quella gente, morta 
Di fatica. 

WILLIE. 

Or disciog ! iere la lingua 
Posso ? 

TOM. 

Di' su! ma senza furia. 

WILLIE. 
Padre 

Nostro, che sei nel ciel, santificato 

Sia per sempre il tuo nome. Avvenga il regno 

Tuo ; come in cielo il tuo voler s'adempia 

Qui sulla terra ; il pan quotidiano 

Oggi ne dà; ci libera da' nostri 

Debiti, come noi ne liberiamo 

I nostri debitori, e non lasciarci... 

(balbetta) 

Lasciarci... 

TOM. 

O che! balbetti? E non lasciarci 
Tentar dal male! Ricomincia ! 

WILLIE 
(tien gli occhi sempre fissi in Guglielmo Ratcliff, e parla agitato ed incerto). 

Padre 

Nostro che sei nel ciel, santificalo 

Sia per sempre il tuo nome. Avvenga il regno 

Tuo; come in cielo il tuo voler s'adempia 

Qui sulla terra ; il pan quotidiano 

Oggi ne dà ; ci libera da' nostri 

Debiti, come noi ne liberiamo 

1 nostri debitori, e 'non lasciarci... 

(balbetta di nuovo) 

Non lasciarci... 

TOM (aspro). 

Tentar! tentar dal male! 



WILLIE (piange). 

Babbo mio! Sempre, sempre, dalla bocca 
Come l'acqua ini scorre... Oh, ma colui 
Là... 

(accenna Guglielmo ^Ratcliff) 

con occhi sinistri ognor mi guarda! 

TOM (minaccioso). 

Questa sera, Willì, tu non hai pesce: 
E se mai dalla cassa un'altra volta, 
Bada! men ruberai... 

WILLIE (piangendo e con tono di recita). 

Tentar dal mah'... 
RATCLIIT. 

Smetti, e lascialo in pace. Anch'io quel passo: 
Non lasciarci tentar! 

(in aria dolorosa) 

Mai, mai nel capo 
Ritener non potei. 

TOM. 

Sarei dolente 
Se qual voi siete e quai sono coloro 

(mostra quelli che dormono) 

Diventasse, un bel giorno, il figlio mio. 
Or vattene, Willì! 

WILLIE (si allontana piangendo e mormorando fra' denti). 



Tentar dal male 



Non lasciarci.. 



SCENA II. 
Ratcliff e Tom. 

RATCLIFF (sorride). 

Che intendere voleste? 

TOM.' 

Ch'egli sia buono e cristiano intendo; 
Intendo che non sia, com'è suo padre, 
Un capestro da forca. 

RATCLIFF (con ischerno). 

Ancor non sti 
Tanto, birbo. 



' 



XVIII 



GUGLIELMO RATCLIFF 



TOM. 

Or non son che un animale 
Mansueto, un ostiere, un zaffabirra. 
E perchè la mia piccola casetta 
Ben tappata è nel bosco, ha l'uscio aperto 
Solo a' grandi signori e pari vostri, 
Che vogliono serbar gelosamente 
L'incognito, dormir di giorno chiaro, 
E di notte vegliar. Non do col bujo, 
Quartier, lo do col sole. Anch'io, già tempo, 
Godea di girellare al fioco lume 
Della luna, 

(fa un moto colle dita) 

e frugar nelle altrui case, 
Nelle altrui tasche; tuttavia non tanto 
All'impazzata come fan coloro. 

(addita gli addormentati) 

Guardate un tratto quel capo di volpe ; 
Un genio è il mariuol ! nata, incarnata 
Per le pezzuole altrui gli s'è la frega. 
Ladron quanto una gazza, e... guarda, guarda 
Come uncina le dita anche nel sonno! 
Fin sognando egli ruba... oh ve'! sogghigna 
Tutto felice... Quel lungo figuro 
Laggiù dai magri stinchi di locusta, 
Sartcr già fu: brandelli in pria raspava; 
Presto dopo gheroni, e finalmente 
Pezze intere di panno. Al laccio, un giorno, 
Per prodigio scappò; sol che le gambe 
Da quel dì gli tentennano. Mirate 
Come springa co' piedi ! Io metto pegno 
Che sognando egli va, pari a Giacobbe, 
Una scala a piuoli. A quel paffuto 
Vecchio Robin drizzate ora lo sguardo: 
Dorme e russa quieto, ed, oh! già dieci 
Omicidi sull'anima gli stanno; 
E cattolico almen, qual siamo noi, 
Fosse il vecchio Robin, sì che potesse 
Venirne assolto; eretico è il ribaldo! 
E, pur troppo, bruciar, dopo impiccato, 
Nell'inferno dovrà. 

RATCLIFF (inquieto, passeggia di su, di giù per la stanza e non cessa 
di guardar l'orinolo). 

No, Tom! quel vecchio 
Robin non brucierà, te lo assicuro. 
Ben diverso giurì che in Inghilterra 
V'è nel mondo di là. Robino è un uomo; 
E la bile s'appicca all'uom che vede 
Come le miserabili animelle 
Di tanti perdigiorno in abbondanza 
Stragrande si diguazzino : di seta, 
Di velluto han le vesti, ostriche ghiotte 
S'ingoiano, ed affogano le gole 
Nello Sciampagna, o bando al tedio loro 
Dan fra le coltri del dottor Grr.àmo ("). 



(•) In doni Bette 

Des Doctor Graham iure Kurzweil treiben. 
(Si danno sollazzo nel letto del dottor Graham). 

" Graham < il nome d'un medico scozzese, che nell'anno 1789 costruiva 
a Londra, nel così detto Tempio di settate, il Ulto ctltstt, che porta il suo 
nome. Chi giaceva in questo letto, ornato d'oro e d'argento, odorava de- 
licati profumi, sentiva una lontana incantevole armonia e pasceva gli 
occhi nelle nude e belle statue che gli stavano in giro L'intento era 
chiaro, e il dottor Graham lo appellava Megalantropo genitivo. L'usarne 
per una volta costava da principio talleri 330, più tardi assai meno. „ 

Debbo questa notizia ad un colto giovane prussiano, signor Maurizio 
Rubin. 



Strepitar fan le vie correndo in carri 
Dorati, e burbanzosi abbassan gli occhi 
Al povero affamato che si striscia 
Lento fra quella furia e sospiroso 
Al monte di pietà colla camicia 
Ultima sotto il braccio. 

(ride amaramente) 

Oh li mirate 
Questi cauti pasciuti! li mirate 
Come schermo si fan d'un baluardo 
Di leggi per respitigere gl'impronti 
A cui gli strazi del ventre digiuno 
Strappano grida disperate ! E guai, 
Guai, se quel baluardo un ne travarca! 
Pronti i giudici son, la scure, il laccio, 
Il carnefice... Or ben ! si danno audaci, 
Cui terror ciò non desta. 

TOM. 

Un giorno anch'io 
Pensava a modo vostro. In due gran classi 
Che si fan guerra con furor selvaggio 
Gli uomini tutti dividea: nell'una 
I satolli, e nell'altra gli affamati; 
E dacché coi digiuni io facea parte, 
A volte di lottar con quei satolli 
D'uopo mi fu; se non che impari troppo 
Questa lotta trovai, per ciò bel bello 
Dal mestier mi ritraggo. Io sono stanco 
Dell'andar vagabondo e senza tetto, 
Del fuggir gli occhi tutti e fin la luce, 
Del volgermi tremando ad ogni forca 
Che mi appaja per via, quasi io dovessi 
Penzolarvi, e d'ergastoli e di bagni, 
E del filar continuo la lana 
Sognare ognor. Per Dio, che una tal vita, 
Una vita è da cane ! e poi vedersi 
Come fiere per campi e per foreste 
Cacciati, e in ogni pianta uno scherano 
Temer; tremar, sebben chiusi, appiattati 
Nelle proprie pareti, ognor che s'apra 
L'uscio... 

SCENA III. 

Lesley entra in frct'.a. Ratcliff gli corre incontro. Tom dà 
indietro spaventato col grido di: " Gesti ! „ 

LESLEY. 

Egli viene! egli viene! 



Sta ben. 



RATCLIFF. 



TOM (in angustia). 



Vien'eg;li ?... 



Chi mai ?... Terror da qualche tempo 
Tutto mi dà. 

LF.SLEY (a Tom). 

Ti calma, ed or ci lascia 



Soli. 



TOM (con aria accorta). 



Comprendo io sì ! Partir fra voi 
Qualche cosa dovete. 



■ 



QUADRO SECONDO 



XIX 



SCENA IV. 



Ratcliff e Lesley. 



RATCLIFF. 



Il Dugla viene? 



Dunque me n'esco. 



(prende cappello e spada.) 
LESLEY (trattenendolo). 

Oibò! ten guarda. E d'uopo 
Pria, che meglio s'abbui. Tu da' famigli 
Di Mac-Gregorio sei spiato; ai bimbi 
Noto è il tuo volto, così ben dipinto 
T'hanno... Ma dimmi, a che mai questo gioco? 
Rischi, che non ti fruttano, qui cerchi. 
Torna a Londra con me, là sei sicuro. 
Via dal tristo paese, ove san tutti 
Che tu sei l'assassin di Macdonaldo 
E di Duncano ! 

RATCLIFF (con dignitosa alterezza). 

L'assassin? Menzogna! 
Duncano e Macdonaldo in un duello 
Caddero. Io combattei con tutt'onore, 
E con onor combattere disegno 
Pure col Dugla. 

LESLEY. 

Agevolar la cosa 
Meglio ti dei. L'italì'an conosci... 

(fa un gesto da brigante) 

Dimmi almen : questo Dugla ove d'intoppo 
Ti fu? che mai t'ha fatto? e qual radice 
Ha la tua bile, il tuo rancor? 

RATCLIFF. 

Né il vidi, 
Né parlato gli ho mai ; nessun oltraggio 
Mi fece, ed io non l'odio. 
LESLEY. 

E pur tu vuoi 
Dargli lo spaccio ? Il senno hai tu perduto ? 
O perduto l'ho io, dacché strumento 
Mi ti son fatto in così pazza impresa? 

RATCLIFF. 

Tristo a te, tristo a te, se in tali cose 
Penetrar tu potessi ! e sciagurata 
La fodera del tuo poco cervello ! 
Scoppiar la ti dovrebbe, e far dal rotto 
La follìa capolino. Al par d'un guscio 
D'ovo potria quel tuo povero capo 
Rompersi, e fosse ancor qual è la vasta 
Cupola di San Paolo. 

LESLEY (si tocca con angoscia beffarda la fronte). 



Oh mi spaventi! 



Meglio tu taccia. 



RATCLIFF. 

Un lunatico eroe 
Non mi devi suppor, né un cacciator 
D'ombre, che per la notte e per l'inferno 
Aizzi il suo fantastico segugio : 
O un malaticcio, tisico, stremato 
Poetin che cogli astri e colla luna 
Amoreggi, e si prenda un mal di ventre 



Per troppa emoz'ion, se il trillo ascolti 
Dell'usignuol, se de' propri sospiri 
Si fabbrichi una scala, e col capestro 
Di rime imbavagliate alla colonna 
Della sua gloria alfin sé stesso impicchi. 

LESLEY. 

Affermar tutto ciò con giuramento 
Al bisogno io potrei. 

RATCLIFF. 

Pur ti confesso — 
E ch'io motteggi ti parrà — vi sono 
Strane orribili posse, a cui soggiaccio; 
Buje virtù, che guida a' miei voleri 
Si fan, che sprone ad ogni opra mi sono, 
Che reggono il mio braccio, e di terrore 
M'ingombrar fin da' primi anni la mente. — 
Quando, fanciullo ancora, a qualche spasso, 
Da me solo, io mi dava, innanzi agli occhi 
Talora io mi vedea due nebulosi 
Spettri, che l'uno all'altro, in un trasporto 
D'amor, come anelassero accostarsi, 
Le lunghe si tendeano aeree braccia; 
Né lo potendo, dolorosamente 
Si stavano a guardar. Comunque fosse 
Nebbia vuota, fugace il loro aspetto, 
Nell'uno tuttavia sembianze altere 
D'uomo io scorgea, contratte a chiuso sdegno, 
E pia, soave femminil bellezza 
Nell'altro. Anche nel sonno i due fantasmi 
M'apparvero talvolta e più distinti. 
Di dolore atteggiato in me fissava 
L'uomo le ciglia, e con amor la donna. 
Nel tempo tuttavia che in Edimburgo 
M'ebber le scole, mi si fèr più rare 
Tali apparenze, e il mio torbido sogno 
Nel vortice spari di quella vita 
Scapestrata. Per caso io qui ne venni 
In un tempo di ferie, e Mac-Gregorio 
Nel suo castello m'ospitò. Maria 
Vidi! un subito lampo al primo sguardo 
Di quella giovinetta in cor mi scese. 
Era assomiglio dell'aerea donna, 
Era il bello, era il muto, era il soave 
Volto d'amor che in sogno mi sorrise 
Tante fiate; e sol pallida meno 
La guancia di Maria, sol meno immota 
La pupilla. Sul viso avea le rose, 
Il baleno negli occhi. In quella cara 
Creatura ogni grazia incantatrice 
Parea scesa dal cielo, e bella tanto 
Certo non fu la Vergine beata, 
Di nome a lei sorella... Io, d'una febbre 
Amorosa infiammato, aprii le braccia 
Per serrarmela al cor... 

(pausa) 

Come avvenisse 
Non so. La mia persona in uno specchio 
Vidi riflessa... Er'io quel nebuloso 
Uom che tendea con tal desìo le mani 
A quella donna nebulosa! Un mero 
Sogno fu quello? non più che un inganno 
Di calda fantasia? Tenera tanto, 
Tanto accesa d'amore a me si volse 
In quel punto Maria, che gli occhi nostri 
Si confusero insiem coi nostri cuorL.. 









XX 



GUGLIELMO RATCLIFF 



Oh Dio!... soltanto allor l'antico, oscuro 
Mistero si svelò della mia vita. 
11 canto degli augelli e l'idioma 
De' fiori allor compresi, allor degli astri 
L'amoroso saluto, il mormorio 
Del fonte, l'asolar del venticello, 
E del mio petto i segreti sospiri- 
Tutto, tutto io compresi! E, quasi allegri 
Fanciulli, insieme godevamo, insieme 
Giocavam. N'era svago uno dell'altro 
Cercar, poi nel giardino alfin trovarci; 
Delle rose m'offria, delle mortelle, 
M'offria de' suoi capelli, e cari baci... 
Baci che a cento doppi a lei rendea. 
Fin che a' piedi io le cadd% e: — Di', Maria! 
M'ami tu? — supplicai. 

(cade in delirio. 
LESLEY 

Come veduto 
Volentieri io t'avrei di quelle pugna 
Nerborute a far croce in atto pio 
Di supplicante, a stemperar que' fieri 
Fulminei sguardi in un molle languore 
Sentimentale, a imprimere un affetto 
Tenero, dolce al suon di quella voce 
Che per le vie maestre orrenda tuona 
Nell'orecchio de' ricchi! 

RATCLIFF (prorompe con ferocia). 

Ah maledetta 
Serpe! Con occhi impauriti, strani, 
E quasi repugnante, a me si volse, 
E con beffardo inchino e con parola 
Di gel: — No! — mi rispose. Ancor lo sento 
Quel — No! — dietro di me! Lo sento ancora 
Quel — No! No! — derisor sul capo mio... 
E così strepitando, a me si chiuse, 
Ahi! la porla del cielo. 

LESLEY. 

Infame beffa 
Quella fu! 

RATCLIFF. 

Dal castel di Mac-Gregorio 
Per Londra in via mi posi, ov'io sperava 
Stordir nella marea dell'agitata 
Metropoli il dolore ond'era oppresso. 
Giacché, pria che notizia io pur ne avessi, 
M'eran morti i parenti. Oh l'insensato 
Proponimento a tristo, a tristo effetto 
M'uscì! Nulla di ben, nò il vin di Porto, 
Ne lo Sciampagna mi fruttar; più mesto 
Ad ogni libagione io mi sentìa. 
Non potean brune o bionde il mio cordoglio 
Cacciar co' vezzi loro. Anche la pace 
Nel faraone non trovai ! Sul verde 
Tappeto errava di Maria lo sguardo; 
La bianca mano di Maria piegarmi 
I pàroli io scorgea; fin nella dama 
Di cuori — in quello sgorbio di figura! — 
Le sue care io vedea, le sue celesti 
Sembianze; e sottil carta essa non era; 
Era Maria, Maria ! Del suo respiro 
Movea l'aura a ferirmi. Ella accennava 
Col capo, ella assentìa... — Va, banco! — E l'oro 
Via portossi il dirnon... l'amor rimase! 



LESLEY (ride). 

Ah! ah! così cavato hai dalla stalla 

Il tuo picciol ronzino, e il voi prendesti 

Come ben si conviene a' cavalieri 

Scozzesi; e, come gli avi, a tasche vuote 

Vissuto sei. L'amor, senz'alcun fallo, 

Se n'è andato or da te; però che giova 

A rinsavir lo scorrere di notte, 

Con vento e pioggia, e tirar via se incontri 

Forche, se penzolarvi un caro amico 

Vedi che sgambettando ti saluta. 

RATCLIFF. 

Olio piovve sul foco, e in me la febbre 
Per Maria divampò più che mai fiera. 
L'Inghilterra talvolta a me parca 
Troppo angusto confine, e quella rabbia 
D'amor con ferrea non visibil mano 
Qui di novo mi trasse, e qui potei, 
Sol qui, presso a Maria, trovare il sonno. 
Or libero io respiro, or tanto oppresso 
Dall'angoscia non sono, e prova un senso 
Di bene.. Io t'apro il mio segreto. Ascolta! 
Per Dio giurai, per le posse del cielo 
E dell'inferno, e posi al giuramento 
Il suggel d'una orribile bestemmia: 

— Cadrà sotto il mio ferro ogni uom che osasse 
Fidanzarsi a Maria. — Segreta voce 

In me l'ha proferite, e cieco io seguo 
Di questa oscura possa il cenno arcano. 
Possa che meco pugna allor che al Negro 
Sasso apparecchio un talamo di rose 
Per gli sponsali di Maria. 

LESLEY. 

Ti scendo 
Ora alfin nel pensier, ma non t'approvo. 

RATCLIFF. 

Forse io stesso m'approvo? Ah, quella voce, 
Quella sola in me scesa, estrania voce, 

— Sì — mi dice nel cor! quell'ombre sole 
Che veggo in sogno, con cenni del capo 
M'approvano... 

(manda un grido) 

Gran Dio!... Là! là!... Non vedi? 

(Tenebre. Due figure nuvolose attraversano la scena e spariscono. I ma- 
snadieri e i mariuoli sdrajati nel fondo, desti a quel grido balzano in 
piedi e gridano: " Che v'è? che v'è ? „.) 

Là ! là ! quelle figure ? 

LESLEY. 

O che, Guglielmo? 
Qual diavolo ti tocca? Io nulla veggo. 

SCENA V. 

Ratcliff, Lesley, Robin, Dick, John e Taddie. 

DICK. 

Che mai vede colui? gli sgherri forse? 

LESLEY. 

Tutt'altrc. Spirti! 

(tutti ridono) 
ROBIN (incollerito). 

Mi castighi Iddio! 
Non un poco di requie anche di giorno. 



■ 



W v 



QUADRO 


SECONDO XXI 


RATCLIFF, 


BELL. 


Fa notte; andar vogl'io. 


Infermo egli è, pur troppo ! 


(esce dalla taverna.) 




LESLEY. 


DICK. 


Mi ti accompagno. 


Che me ne cale? Addio. 


RATCLIFF. 




Noi soffre. 


(partendo) 


LESLEY. 


Tempo è d'andarne 


Oh, fino almanco al Negro Sasso! 


Al lavor. 


Guardie forse là stanno. 


(pregando innanzi alla sacra imagine) 


RATCLIFF. 


Tu soccorrimi ne' rischi, 


Or la paura 


Benedicimi tu ! 


Ve le dilunga; il loco è pien di spettri 


(egli ed altri parecchi partono.) 


Quando vien notte. 


ROBIN (accostando il suo pugno alla faccia). 


LESLEY. 






Tu, tu, mio santo 


Addio, signori! 


Tutelar, mi soccorri. 


RATCLIFF. 


(parte.) 


Addio! 




TUTTI. 


SCENA VII. 


Che il ciel vi benedica. 




(Ratcliff e Leslcy partono.) 


Due marinali stanno dormendo. Tom, l'ostiere, entra chiotto 



SCENA VI. 
I Precedenti, senza Ratcliff e Lesley. 

ROBIN. 

Essere io possa 
Dannato, se briaco o fuor di senno 
Non è. 

DICK. 

Fu sempre tale. Io lo conosco 
Fin da Londra. Veduto io l'ho sovente 
Nella taverna di Rascal. Solea 
Con ciglia corrugate, e senza moto, 
Senza voce, stecchito in faccia al lume, 
Star lungh'ore in un canto; a volte poi 
Da costo ci sedea con aria lieta, 
Ridente; senonchè non avea modo 
Quel riso suo. Fandonie a noi narrava, 
Però bieche di troppo; e gajo egli era, 
E sghignazzava; ma d'un tratto il labro 
Superior, contratto a fiero scherno, 
Cominciava a tremargli, e fuor del petto 
Sfuggiagli un urlo doloroso, e: — Gianni! 
— In gran furia chiamava — il mio cavallo! 
E via via, come in groppa a Satanasso ; 
Né tornavane a noi che dopo mesi 
Molti d'assenza. Che la via di Scozia, 
Notte e dì cavalcando, egli prendesse, 
Si buccinava. 



chiotto e ruba loro il danaro dalle tasche. 

TOM (in aria furbesca). 

Ardir non hanno 
D'accusarmi al giudizio. 

SCENA Vili. 
John e Taddie. 

JOHN (sbadigliando). 

E pure il sonno 
Una stupenda invenzioni 

TADDIE (sbadigliando anch'egli). 

Vien meco. 
Ad asciolvere, o John. 

JOHN. 

Perchè? V'han nuove? 

TADDIE. 

Rissel, l'amico nostro, oggi di certo 
Calci al vento darà. 

JOHN. 

Ben è dannata 



(parte.) 



yflm 



Invenzion la forca! 



(i due mariuoli partono] 



Fine del Quadro secondo. 



QUADRO TERZO 



LUOGO SELVAGGIO PRESSO IL NEGRO SASSO 



Notte. A sinistra roccie fantastiche e tronchi d'alberi. A destra un monumento in forma di croce. Sibili di vento. Si veggono due bianche 
figure di nebbia, che l'ima e l'altra si tendono con vivo affetto le braccia senza potersi accostare, e da ultimo spariscono. 



SCENA PRIMA. 
Ratcliff entra in incaici. 

RATCLIFF (solo). 

Oh, come il vento 
Fischia! I suoi pifferai mandò l'inferno 
Tutti qui ; fan la musica costoro. 
Nel suo vasto mantel la luna è chiusa, 
Ed a pena ne scuote e giù ne invia 
Qualche morto baglior. Si, si, potrebbe, 
Quanto a me, starne chiusa, annuvolarsi 
Del tutto. Alcun mestiero alla valanga 
Non è d'una lucerna, affinchè vegga 
In qual parte scoscendere; la via, 
Per accostar la calamita, il ferro 
Conosce, e segno miliare al brando 
Provato di Ratcliff non abbisogna 
Perchè trovi il cammin che lo conduca 
Dritto al petto di Dugla. — E quel contino 
Qui poi verranne? o il turbine e il timore 
Di tossi, di corizze e infreddature 
Terrallo indietro? O forse: " Io vo' l'andata 
Differire — egli pensa — all'altra notte? „ 
Ah! ah! di questa notte appunto ho d'uopo. 
E se mai qui non vien, cercarlo io stesso 
Ben saprò, ben saprò là nel castello 
Di Mac-Gregorio. 

(batte l'impugnatura della spada) 

Accesso ad ogni istanza 
Apre a me questa chiave; e queste amiche 
Mi difendono il dorso. 

(mette le mani sulle pistole della cintura, ne leva una e la contempla) 

Oh, come onesta 
Ella mi guarda! Volentier vorrei 
Raccostar la m : a bocca a questa sua, 
Poi premere... Qual ben non mi verrebbe 
Dal suo bacio di foco.! Al mio tormento 
Darei fine cosi. 

(pensa) 

Ma forse il Dugla 
In questo punto, in simil guisa, appressa 
La bocca a quella di Maria... sì certo!... 
No! non debbo morir, perchè ecstretto 
A sorgere ogni notte allor sarei, 
Ombra impossente, dalla fossa; e, pari 
Ad un allocco, col muso lascivo 
D'un botolo annusar, serrando i denti, 



Le belle membra di Maria. Non debbo 

Morir. N'andassi in cielo, e per gli strappi 

Dello stellato padiglion, lo sguardo 

Giù, per caso, volgessi al maladetto 

Talamo di color, vomiterei 

Bestemmie orrende che farieno a' buoni 

Angeli impallidir le rosee guancic, 

E strozzar per angoscia in quelle gole 

Le uggiose interminabili alleluje. 

Ma poiché son dannato al foco eterno, 

Un demone esser voglio, anzi che un frusto 

Di miserando peccatore. 

SCENA II. 
Ratcliff e Douglas. 

RATCLIFF. 

Il passo 
D'un uom... 

(alza la voce) 

Chi si avvicina?... Olà! rispondi! 

DOUGLAS. 

Non m'è nuova la voce: è di quel prode, 
Nobile cavalier, che, non ha guari, 
Dall'ugne mi strappò de' masnadieri 
Nel bosco d'Invernè. 

(si fa presso) 

Sì, sì, quel desso! 
Or voi non mi sfuggite. Io per la vostra 
Magnanima difesa obbligo grande 
V'ho... 

RATCLIFF. 

Detti non sciupate a riferirmi 
Mercè; per mero e semplice capriccio 
V'ajutai. Tre vi stavano di contro; 
Eran di troppo: un sol che stato fosse, 
Viva Diol che spronato il mio cavallo, 
Muto, innanzi v'avrei. 

DOUGLAS. 

Non tanta asprezza; 

Amistà sia fra noi. 

RATCLIFF. 

Come vi piace; 
Ma per segno di questa, una preghiera 
Esauditemi tosto. 

DOUGLAS. 

Anima e corpo 
Vostro son io. Parlate! 






XXIV 



GUGLIELMO RATCLIFF 












RATCLIFF 

A questo loco, 
Novello amico mio, senza un istante 
Tardar, date le spalle... 

(ridendo) 

A men che Dugla 
Detto non siate. 

DOUGLAS (stupito). 

E tal, per Dio! son detto. 

RATCLIFF. 

Che? Dugla voi? Voi conte Dugla? Oh male, 

(ridendo come sopra) 

Male assai! Muore qui la nostra bella, 
Pur or nata amicizia. 11 nome mio, 
Signor conte... sappiatelo! il mio nome 
È Guglielmo Ratcliff. 

DOUGLAS (mettendo fieramente mano alla spada). 

Tu l'assassino 
Di Macdonaldo e di Duncano? 

RATCLIFF (cava la spada). 

Io stesso. 
E per amor di compiere il trifoglio 
Qui v'ho data la posta. 

DOUGLAS (gli si avventa). 

Il capo tuo 
Guarda, infame omicida. 



(combattono.) 



RATCLIFF. 

Affé, ne aggiusto 
Quant'io più sappia... Ah! ah! 

DOUGLAS. 

Cessa il tuo riso 
Diabolico. 

RATCLIFF (ridendo). 

Non io; ridon que' bianchi 
Fantasmi, che son là... 

DOUGLAS. 

Ridi a tuo senno. 
Spirti di Macdonaldo e di Duncano, 
Assistetemi voi! 

RATCLIFF. 

Demonio e inferno! 
Ora il morto Duncan gli para i colpi... 
Oh, con noi non raschiarti, abominato 
Fantasma schermidori 

DOUGLAS (ride). 

Tien' questa ! 

RATCLIFF. 

Inferno ! 
Tradigion !... Nella pugna, ecco, si mesce 
Pur Macdonaldo!... E troppo! Uno assalito 
Da tre! 

(retrocede e intoppa nella base del monumento) 

Morte e dimon! Caduto al suolo 
Ratcliff! Su via, trafiggimi! Non hai 
Maggior nemico sulla terra. 

DOUGLAS (freddo). 

Il brando 
Di Dugla oggi provaste. A voi, di fresco, 
Debitor forse io fui della mia vita; 
Debitor della vostra oggi mi siete; 
Pari noi siam. Conoscermi or dovreste, 



Penso, e la prova, io credo, esservi scola 
Potria per migliorarvi il cor malvagio. 

(parte contegnoso e superbo.) 

SCENA III. 

Ratcliff giace immobile a' piedi e! monumento. Continua il 
vento a fischiare. Le dite figure di nebbia si avvicinano 
con tese braccia, poi si separano e spariscono. 

RATCLIFF (lento e trasognato si leva). 

Fu voce d'uom ? fu sibilo di vento? 

Mi ronzò negli orecchi una parola 

Vuota, errante, fuggevole!... Non altro 

Che delirio? che sogno?... Ove mi trovo? 

E qual croce è mai questa? e che v'è scritto? 

(legge l'inscrizione del monumen o) 

qui furo uccisi da perversa mano 
lord Macdonaldo e il conte di Duncano. 

(si riscuote) 

No! non è sogno! Io sono al Negro Sasso, 

Vinto, irriso, sprezzato! Infami venti 

Mi ghignano agli orecchi: — È qui Tuoni forte, 

L'animo invitto, gigantesco ! è qui 

Lo schernitor del popolo britanno, 

Che di leggi si beffa! è qui l'audace 

Che combatte col cielo... e non ha possa 

D'impedir che si giacia in questa notte 

Dugla colla sua cara, e le racconti 

Sorridendo in che modo il verme vile 

Di Guglielmo Ratcliff, prosteso a terra, 

Si torse e si contorse al Negro Sasso 

Miseramente; né il piede di Dugla, 

Per non bruttarsi, lo calcò. — 

(irrompe in furore) 

Malnate 
Maliarde! smettete il vostro riso 
Spaventoso, e coll'indice maligno 
Non mi schernite; sul lurido capo 
Vo'le rupi scagliarvi, i pini io voglio 
Svellere della Scozia, e i vostri scialbi 
Omeri flagellar, vo' col mio calcio 
Spremer dagli scarnati aridi corpi, 
Maledetti dal cielo, il negro tosco. 
Borea, scatena le tue furie, e il mondo 
Struggi, dissolvi ! Squarciati e mi schiaccia, 
Immensa eterea vòlta! e tu m'ingoja 
Ne' tuoi baratri, o terra!... 

(tra feroce e commosso, cade in pensieri profondamente misteriosi) 

Ombra esecrata, 
Nebbia che mi persegui in forma d'uomo, 
Non mi guardar con quegli occhi sbarrati ! 
Mi suggi il sangue con quegli occhi, in pietra 
Rigida mi converti, onda gelata 
Nelle bollenti viscere mi versi, 
E trasformi me pure in un notturno 
Spento fantasma... Quel loco m'accenni?... 
Col tuo proteso vaporoso braccio 
Tu mi accenni quel loco? E debbo io dunque?... 
Maria?... Maria, la candida colomba?... 
Sangue tu vuoi?... Chi parla? Olà!... Di vento 
Soffio non fu. Rapirla io debbo? Inchini 
La fronte tu? Sia! sia! Ferrea è la tempra 
Del mio volere, e, più di quel divino, 
Più di quello infernale, onnipossente. 

(parte precipitoso.) 



Fine del Quadro terzo. 



QUADRO QUARTO 



CASTELLO DI MAC-GREGOR 



Camera illuminata. Nel mezzo, un gabinetto coperto da tende. Musica da ballo e risa di fanciulle in qualche distanza. 



SCENA PRIMA. 
Maria abbigliata da sposa e Margherita. 

MARIA. 

O buon Dio, quale angoscia! 

MARGHERITA. 

Il giustapetto 
N'è la cagion. Vien qui, fanciulla mia, 
Voglio spogliarti. 

MARIA. 

Oppresso ho il cor. 

MARGHERITA. 

Bell'uomo 
Gli è pur quel conte Dugla! 

MARIA (si rasserena e sorride). 

È tal; poi gajo, 
Affabile... ed un uomo! 

MARGHERITA. 

Innamorata 
Ne sarìa la mia bimba? 

MARIA. 

Innamorata? 
Innamorata? Scioccheria! Non basta 
Sapersi compatir? 

MARGHERITA. 

Però non sempre 
Parlava ella così, quando Guglielmo... 

MARIA (le chiude la bocca). 

Oh ti prego! ti prego! Il tristo nome 
Non pronunciarmi. E notte, è tardi... 

MARGHERITA. 

Allora 
N'era, si! la mia bimba innamorata! 

MARIA. 

No! no! D'indole dolce e mansueta 
Da prima egli parea; parea che noto 
Mi fosse il volto suo; soave m'era 
Il suon di quella voce, e ne venia 
Quasi un senso di ben sulle mie guancie 



Dal suo respiro; e gli occhi... oh come car ; , 
Come buoni, giocondi a me volgea 1 

(presa da subito raccapriccio) 

Ma di colpo mutarmisi lo vidi 

In uno spettro : attonito, soffuso 

Del pallor d'un estinto, insanguinato, 

E così furibondo, e minaccioso 

Così, come trafiggermi volesse. 

Quasi egual mi sembrava a quel fantasma 

In volto d'uom che spesso io veggo in sogno 

Tendermi le sue braccia, e tener fissi 

Gli occhi in me lungamente, e con tal foga 

D'amor, che tutta abbrividir mi sento, 

Fin ch'io medesma, in vana aerea forma 

Conversa, a lui le nebulose braccia 

Apro e tendo così. 

MARGHERITA. 

Tu mi somigli 
A tua povera madre; un nulla anch'essa 
Impermalia, sebben come una micia, 
Cotta, impazzita di Ratcliff. 



MARIA. 



La madre 



Mia?... 



MARGHERITA. 



D'Edvardo Ratcliff, che di Guglielmo 
Fu il padre. E bella, bella era tua madre, 
E chiamata venia, per la sua grande 
Beltà, la Bella-Elisa. Avea capelli 
D'oro puro, avea mani d'alabastro, 
Occhi... Edvardo il sapea s'erano belli, 
Che, quanto è lungo il dì, li vagheggiava, 
E i suoi per poco vi struggea. Nel canto 
Era un vero usignuolo, e quando al foco 

(canta) 

" — Perchè rossa di sangue è la tua spada, 
Edvardo? Edvardo? „ — a cantar si mettea, 
Non fiatava la cuoca, e ognor l'arrosto 
Le si bruciava... Oh mai, mai non avesse 
Imparata da me quella canzone! 



(piange) 



MARIA. 



Narrami, Rita mia. 



XXVI 



GUGLIELMO RATCLIFF 



MARGHERITA. 

La Bella-Elisa 
Sola nella sua camera sedea, 
E cantava : 

(canta) 

" — Perchè rossa di sangue 
È la tua spada, Edvardo? Edvardo? „ — In quella, 
V'entrò d'un salto Edvardo, e scuro in faccia 
Sul tono istesso la canzon riprese: 

(canta) 

Uccisa ho la mia cara! Oh, la mia cara 
Era pur bella ! — D'un tal raccapriccio 
Fu colta allor la madre tua, che mai 
Mai più quell'infelice e fiero Edvardo 
Veder non volle; e, a crescergli dispetto, 
Mac-Gregorio sposò. La rabbia trasse 
Di senno Edvardo, ed a mostrar che lieve 
Eragli abbandonar la Bella-Elisa, 
Per gusto disperato in sacro nodo 
Si legò con Ginevra, una figliuola 
Di lord Campello, e quel Guglielmo è figlio 
D'union così pazza. 

MARIA. 

Oh sventurata 
Madre mia ! 

MARGHERITA. 

Ma d'un capo era tua madre 
Ben caparbio e tenace. Intero un anno 
Passò senza che mai d'Edvardo il nome 
Sul labro le suonasse. Allor che venne 
L'altro ottobre però, nel giorno appunto 
Che d'Edvardo, cred'io, portava il nome, 
" — Rita! — come per caso ella mi chiese — 
Non sai nulla d'Edvardo? „ — " Io so che in moglie 
Prese la figlia di Campel. „ — " Ginevra 
Campel?... „ la Bella-Elisa allor proruppe, 
E pallida in un tempo ed infiammata 
Si fece, ed a versar più d'un'amara 
Lagrima incominciò. Su' miei ginocchi 
Teneati in quel momento, ed eri appena 
Nel terzo mese, e a piangere tu pure, 
Bimba mia, ti mettevi : ed io, che voglia 
Mi sentia d'addolcir colle mie ciancie 
Il pianto di tua madre, a raccontarle 
Mi feci, che obliar la Bella-Elisa 
Edvardo non potea, che giorno e notte 
Far la ronda al Castel celatamente 
Era veduto, e levar con affetto 
Doloroso le braccia al suo balcone. 
" Oh da tempo io Io so! „ la Bella-Elisa 
Rispose, ed affacciatasi di volo 
Al balcon, verso Edvardo il braccio stese. 
Ahi! quanto ella mal fece! In quell'istante 
Mac-Gregorio ciò vide, il tuo geloso 
Padre... 



(^'interrompe atterrita.) 



MARIA. 

Or ben ! Non finisci ? 

MARGHERITA. 

Ho già finito. 

MARIA. 

Segui, segui! 

MARGHERITA (angustiata). 

Vicino al vecchio muro 
Del castello, il mattili dell'altro giorno, 
Giacea privo di vita il sanguinoso 
Corpo d'Edvardo. 



MARIA. 

E la povera madre? 

MARGHERITA. 

Morì per lo spavento il terzo giorno 
Dopo il misfatto. 

MARIA. 

Orribile! 

MARGHERITA (con freddo, ironico vaniloquio). 

Veduto, 
Bambina, avessi tu cogli occhi propri 
Come Edvardo Ratcliff, là sotto il muro 
Del castello, giacea! L'ho qui, qui viva 
Sempre quella figura insanguinata! 
E perchè consapevole son io 
Di colui che l'uccide, e perchè dirlo 
Non debbo ad uomo nato, e perchè folle 
Sono... dormir non posso, e in ogni loco 
Pallido, sanguinoso e con pupille 
Sbarrate e acute come dardo, io veggo 
Passarmi quell'Edvardo innanzi agli occhi 
Taciturne, e coll'indice levato, 
Pari a fantasma vagabondo... 

SCENA II. 

/ Precedenti, Guglielmo Ratcliff pallido, contraffallo, lordo 
di sangue, entra in iscena. 

MARGHERITA (manda un grido acuto). 

O santa 
Vergine, il morto Edvardo ! 

(si accoscia in un angolo della camera, e vi rimane irrigidita ed immobile) 
MARIA (mette anch'essa un grido). 

Ah sciagurato ! 
L'anel di Dugla tu mi porti? 

RATCLIFF (ride amaramente). 

E chiuso 
Il torneo; degli anelli ornai finita 
La corsa. Io due ne vinsi, e non volendo 
Lasciarsi il terzo dispiccar, riverso, 
Sconfitto io caddi dal cavai di legno. 

MARIA (con subita svolta in tono di fidanza e d'angoscia). 

O Guglielmo! Guglielmo! insanguinato 
Sei ! Vien' qui! Vo' bendar la tua ferita... 

(lacera il velo bianco nuziale) 

Cielo! ove son?... Cattivo tu!... Non sei 
Guglielmo!... Edvardo sei! la Bella-Elisa 
Son io... son io!... Quel tuo povero capo 
E tutto sangue, e il mio tutto confuso ! 
Che mi faccia non so. Vien' qui, se cara 
Tu m'hai; piega i ginocchi... 

(vuol bendargli il capo ferito.) 
RATCLIFF (cade a' suoi piedi, tenero e addolorato). 

Un sogno è questo?... 
Sono a' pie' di Maria?... No, voi non siete 
Nebbia, piccioli pie, dalla delira 
Mente creati, né sparite al tocco 
Della mia man. 

MARIA (cerca calmarlo e bendargli il capo ferito col velo). 

Non moverti 1 S'aggruma 
Il sangue alle tue bionde e belle chiome... 



QUADRO QUARTO 



XXVII 



Via, sta tranquillo! Insanguini me pure 
Movendoti così Se cheto stai... 
Sì, negli occhi io ti bacio. 

(lo bacia.) 
RATCLIFF. 

Oh questo bacio 
Dagli occhi miei le tenebre dilegua! 
Il sole or posso riveder... Maria !... 

MARIA (come uscita da un sogno). 

Io Maria? Tu Guglielmo? 

(si copre gli occhi) 

O trista, o trista 
Cosa! 

(abbrividisce) 

Va! fuggi ! vola ! 

RATCLIFF (balza in piedi e l'abbraccia). 

Io non mi parto! 
Maria, tu mi sei cara, a te Guglielmo 
Non manco è caro. 

(confidente) 

In sogno a me sovente 
L'hai detto; e noi ci somigliarti, lo sai? 
Guardati nello specchio! 

(l'avvicina ad uno specchio, e le fa osservare le due imagini riflesse) 

I tuoi sembianti 
Son più belli, più nobili, più puri 
De' miei, ma non diversi. Abbiam sul labro 
L'orgoglio stesso, la stessa baldanza, 
Su tutt'e due ristabile proposto... 
Pronuncia un detto, un detto sol ! 

MARIA (cerca sciogliersi da lui). 

Mi lascia! 
Mi lascia ! 

RATCLIFF. 

O che! non odi? Eguale il suono 
Della voce abbiam noi, sol che di molto 
E la tua più soave. Il cupo azzurro 
Dell'occhio è in noi lo stesso, ancor che splenda 
Più vivo il tuo. La man !... 

- (prende la sua mano e ne fa paragone colla propria) 

Non vedi i solchi 
Stessi ? 

(sgomentato) 
T'affisa qui! corta è la via 
Della vita in entrambi. . 

MARIA. 

O deh, Guglielmo, 
Lasciarti', e fuggi quanto sai! Tra poco 
Vengono... 

RATCLIFF. 

Si, la fuga! Oh ben dicesti! 
Vieni! fuggiam ! Sellato .è il mio corsiero, 
Il più veloce della Scozia; 

(cava la spada) 

e n'apre 
La mia spada il cammin. Balena, il vedi? 
Ma qual voce!... 

MARGHERITA (canta vaneggiando). 

" Perchè rossa di sangue 
E la tua spada, Edvardo? Edvardo?... Uccisa 
Ho la mia cara... Oh quanto era mai bella ! „ 
Oh! 



RATCLIFF. 

Chi mai proferì la sanguinosa 
Parola? Il gufo, che s'appicca al varco 
Della finestra? o il vento che s'ingorga 
Nel vuoto del camino? o quella strega 
Accosciata nell'angolo? Fu quella, 
Sì! di marmo ha le membra; oh ma dal petto 
Fioco il canto le strilla! e mi comanda 

(nell'eccesso del dolore). 

Di svenar la mia cara... e far lo debbo. 

MARIA. 

Rotan feroci gli occhi tuoi; di fiamma 

È il tuo respiro... delirar me pure 

Tu fa'... Lasciami! Oh lasciami, Guglielmo! 

RATCLIFF. 

Non opporti, cor mio ; così soave 
È la morte t Io ti guido a quella bella 
Terr?, che spesso sognavam. Maria, 
Vieni con me ! 

MARIA (sciogliendosi da lui). 

Via! via! che non ti coglia 






Dugla... 



RATCLIFF (in furore) 



Nome esecrato! è la parola 
Della morte! Nessun, fosse pur Dio, 
Dee possederti. Tu se' mia... 

(in atto di trafiggerla.! 
MARIA (fugge nel gabinetto coperto). 

Guglielmo! 
Uccidermi tu vuoi? 

RATCLIFF (la segue precipitoso nel gabinetto). 

Mia, mia tu sei ! 

(odesi la voce di Maria: " Guglielmo! Soccorso! Guglielmo! „) 
MARGHERITA (canta). 

" Uccisa ho la mia cara! era pur bella 
La mia cara. „ Oh ! 

(Le due nebbie in forma d'uomo appariscono da parti opposte; si arre- 
stano all'ingresso del gabinetto, si tendono a vicenda le braccia, ed 
all'uscire di Ratcliff spariscono.) 

RATCLIFF (balza fuori colla spada insanguinata). 

T'arresta, e non fuggirmi, 
Ombra di me medesmo! E tua quest'opra, 
Bianco spettro notturno. Il sangue gronda 
Dalla vuota tua man. Vieni, combatti 
Meco, assassino di Maria !... 

SCENA III. 

/ Precedenti , Mac-Gregor entra impetuoso colla spada 
sguainata. 

MAC-GREGOR. 

Soccorso! 
Udii gridar... 

(vede Ratcliff) 

Ribaldo! alfin ti trovo; 
Tu, sicario aborrito e di mia pace 
Turbator. 

RATCLIFF (con un fiero scoppio di riso). 

Quel son io, ma tu non manco 
Aborrito mi sei, non ne conosco 



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XXVIII 



GUGLIELMO RATCLIFF 



La cagion: pur ti aborro, e del tuo sangue 
Tutto io mi struggo. 

(si avventano l'uno sull'altro e combattono.) 
MAC-GREGOR. 

Scellerato ! 

RATCLIFF. 

Io rido. 

(ride ferocemente.) 
MARGHERITA (canta). 

" Perchè rossa di sangue è la tua spada, 
Edvardo? Edvardo? „ 

MAC-GREGOR (cade a terra). 

Maledetto canto ! 



(muore.) 



RATCLIFF (esausto di forze). 

Morta è la serpe velenosa. Un peso 

Mi si leva dal cor. Già della pace 

Le dolcezze pregusto. Or mia per sempre 

E Maria!... Fine ha qui la mia giornata. 

O Maria, vengo a te ! 

(entra nel gabinetto) 

Son qui, soave 
Maria! 

(colpo d'arma da fuoco nel gabinetto.) 
(Appariscono di nuovo i due fantasmi da parti opposte, si gettano in 
braccio con vivo trasporto l'uno dell'altro, si tengono strettamente al- 
lacciati, poi spariscono. Alte grida e voci confuse.) 

SCENA ULTIMA. 

I Precedente Douglas, Ospiti e Servi entrano atterriti. 

UN SERVO. 
Dio! Dio! qua giace il signor nostro! 



Mac-Gregorio! 



MOLTE VOCI. 



DOUGLAS. 



Quel nobile signore ! 
Morto, ahi ! morto sta qui ! Si corra in traccia 
Dell'uccisor, si chiudano le porte 
Del castello! 

MARGHERITA 
(levasi lenta con tutta la persona: si avvicina al cadavere di Mac-Gregor 
e parla come in delirio). 

E coìì l'ucciso Edvardo, 
Pallido, insanguinato, accanto al muro 
Del castello giacca. Ferito a morte 
Fu quel misero Edvardo dal geloso 
Furor di Mac-Gregorio. 

(piange) 

Io del misfatto 
Colpevole non sono: era a me noto 
Soltanto; e qui costui 

(addita il cadavere di Mac-Gregor) 

fu da Guglielmo 
Tolto di vita: ed or Guglielmo istesso 
Riposa e dorme con Maria... Silenzio! 
Silenzio! e non turbiamo il lor quieto 
Riposo. 

(Si appressa in punta di piedi al varco del gabinetto ed alza la cortina. 
Si veggono i cadaveri di Guglielmo e di Maria.) 

TUTTI. 

Onibil vista ! 

MARGHERITA (lieta e sorridente). 

Hanno sembianza, 
Quasi, d'Edvardo e della Bella-Elisa. 



Fine. 



GUGLIELMO RATCLIFF 

TRAGEDIA IN QUATTRO ATTI 

DEL MAESTRO 

PIETR O MASC AGNI 

ATTO PRIMO 

Stanza nel Castello di Mac-Gregor. 



And . sostenuto . 



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Proprietà E. SONZOGNO. MILANO. " g 



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SCENA 1. MARIA, DOUGLAS, MAC-GREGOR e MARGHERITA. 




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a quando a quan - do si mette a can.tic.chiar quaLehe sua vecchia cau. 



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And. molto sostenuto, 



In ear.ro giun .si o . ve la Seo . zia co 





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io m'ac-con.ciai _. con un ca 



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gli spro .ni fé .ci sen . 



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cres. poco a poco animando 



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e perpiajiu _ re il mio ca . 




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vai _ lo col _ la prestezza del _ lo strai mi tras.se. 
tì^V». sostenuto 



Ca_val.can.do co 



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po . co che mal nonm'in.co _ glies.se. 

Moderato con nw 

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i fi.sehi d'ai. cu. ne pai . le che pres. so gli orecchi mi stri. 



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And . e mosso. 

(balza in piedi e sostiene nelle sue braccia. Maria che sviene) 



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And. e mosso. 



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molto sost. 



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su le tue go _ te pal_li.de, im _ mo _ tever.sar 



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And. mosso. 



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co. me più le scom . pi. gli il ca.poin.fer 



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(minacciandolo col dito) É JT 



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mi sgri.di? 



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con -quel tuo va . ni _ lo _ quio? 



sostenuto 




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molto rit 



la mia bim 



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Io telconsLglio. Va! 



di .co, va! 



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(in angustia) 



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»A.pri,pic _ ci . na, gli occhietti ca 



vecchia! 



And. sostenuto. 



allarg. molto 
3 




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MARIA 



sostenuto 

(torna in sé e si appoggia a Margherita) 



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Or ben! co. me fi _ ni? 



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Sostenuto. 



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All! to vivace. 



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dro.nial.le spal.le as . sa _ lì. 



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And. e con anima. 



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„ Non ho tempo,»' gri . dom_mi, e spro.nò vi _ a. 




MARIA 



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Sostenuto. 

(sorridendo) 



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Diara gra.zie al 
Sostenuto. 



eie „ lo! Pro _ vai non pò . ca am _ ba.scia: 



rit. 



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44 



Ma. 



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Moderato. 



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i attempo 

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Mar. m 



7 

Sostenuto. 

(angosciata, a Mac-Gregor) 



» -> j> J> ji j ji i j> ji i a 



Oh me _ co cor . ruc . ciar _ ti non de . i! 



Sostenuto. 




E 880 S 



più mosso 



m 



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molto sost. 



45 



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Non sempre e 



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e paz _ za, no, la pò _v 



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/rco/fo sost! 



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m fcupo. 



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Non sempre è paz _ za, no, la po_ve_ ra 



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SCENA II. MAO-GREGOK e DOUGLAS. 



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DOUGLAS. 



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Io n'hostu 



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_ po_ re! A sve_nir co_sì fa _ci_le è Ma _ ri_a? 



Molto oppressa è que 



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E 880 S 



46 



sostenuto 



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sostenuto 



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Te_nervi,o Du . già, io non 










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vo _ glio e non pos _ so an.cor se 



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M.6. 



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tan _ to al _ la mia fi _ glia og.gi com _ mo.ve; e chieggo .vi per 

rati. 



crea. 



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do _ no se vel tac _ qui fi 

dim. rati. 



no _ ra. 



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te 



E 880 S 



+ cor . re il se . sto 



47 



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cor _ _ re il se . sto an . no 



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nel no.stroca. 




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u _ no stu _ den _ te pel _ le _ gri _ no ar . ri 




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Ve _ nìa co 



stui d'E _ dim.bur _ go, 

te 




p e 1 1 i p p l 'u i i i ii 



e chia _ ma _ va. si Gu.gliel.mo 



Rat. 







E 880 S 









48 



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a tempo 




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vea, e ben, ben ceno - sciu - toj 

1 3 — p 

1 



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il pa.dre su . - o, di n o.meEd . 
3 ~^ animando 3 _ l 



cres. 



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_var _ do; e quin_di ac _ col. si il fi.glio o. spi -tal . men _ te. 



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E.ffli vi _ de mia fi _ . erlia e troppo ad _ dentro negliocchi la fis . 



glia e troppo ad _ dentro.negli occhi la fis . 




a tempo 



rit. 



49 




ai lan _ guo _ ri,. 
rit. 




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tan . to che la fan . 
animando 






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to com.pren.de . re gli 




ra//. 



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sostenuto 

p ' 3 



fé che l'era ug.gio _ 



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. so. 



Chiù .si fiasco ed a 
♦ ■» sostenuto 




50 

M.6 



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nel .la va . li - già, 



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« tempo 



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e, al . lor che ven _ ne nei mio ca . steL... 



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pò Mac _ do . nal . do, 



Con .te d'A.is; 



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Sei lu _ ne appe _ na tra _ scor . se, in nu _ zi 
animando 



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a poco animando 



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a _ le ab_bi_glia_ men _ to stava a pie dell'. al _ tar 
animando 



la ca _ ra 



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sostenuto 



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In o - gni do . ve, nel _ le ca 



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animando 



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te e ne' cor . ti 

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li e nel _ le stai le e nel giar. 

\f m incalzando 



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cora anima 



ri _ chie _ 



sta del . l'as _ sen 



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M.6. 



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_ ceni _ mo . . 
marcaiiss. 



And. e rit.° 



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i un poco di\+.\m.%M. 

._ :_ pausa y~ :z ,,: - 

i — i , ^F r % 



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E 880 



del Ne _gro 

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53 



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so tro.vammo al . fin 





DOUGLAS 



sostenuto 




MAC-GfiE. 



ra//. 



E da qua! ma . no? Carni inda . ei . ne 



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Ogni inda . gi _ ne 



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no . stra an.dò de - lu . sa! 

afcVw. ra//. sempre 



rati. 



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54 



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And. molto mosso. 



As ì B r m i i r I ' ' r ' p g g 



M.6. 



Fi . nal _ men _ te sve _ lo la mia fan . ciul _ la che lo _ mi 



,no 



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And. molto mosso. 






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Hi i p p p 8 p p P 



M.G. 



ci .da co _ no _ sce . a: si fé _. ce a rac . con.tar.ne al 







cres. 



M.G. 



vh r p i p 



j p i p p j j v m 



. lor.. 



co _ me Gu _ gliel _ mo, la not _ te sue - ce 



h y Jì * -h 



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cres. 



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i p 1 1 1 1 p i 



«1.6. 



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_ du.ta a quel mi _ sfat _ to, nel _ la ca . mera sua preci, pi 



I 



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E 880 S 



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dim. 



H.G. 



§ 



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55 



rall. 



1 i g j p p-y— i il IT~^ 



to . so ed im - prov .vi . so en . tras 



se, 



meno 

j — , — 

e 
meno 



m 



sor - ri 



m 



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dim. 



5 



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- den 



do 



le 



mo.stras _ se la man, ver _ mi . glia an - 




cres. 




And. un poco maestoso. 



m l f m 



sostenendo 



0t * 



p p r p m 1 1 ^ 



1.6 



^2 



,te 



e con gen_til chi _ nar di ca _ pò il nuzi _ a. le a. nel . lo 



É 



And. un poco maestoso. 



sostenendo 



IP 



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E 880 



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M.G. 




del tra _ fit 



io le des 



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^. .«. JS. J. 

♦ -P ♦ * 



jf^ vigoroso 



■* -+ 




scherno! 

MAC-GREG. 



E vo_i... voi che fa . ce.ste? 



«E!! 



3 



^ 



* » p p p 



Al suo ca - 



rit. 



I 



Sei 



i 



31 



Moderato. 



-.X? attarg. 



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no _ i ! già sta _ vaall'al.tar fe_sto_sa _ men _ teab_bi_glia . ta Ma 

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.ria, non sen. za un va _ gp tur _ ba _ men _ to. 
mando incalzando redi. 



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dim. rati. 



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62 And. maestoso. 



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And 1 . 6 1 maestoso. 



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to geniil, l'a_nel_lo nu.zi _ al che da _ to 




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DOUGLAS (solo) SCEXA III ^L3 



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Vec_chia volpe è que _ st'uom! Fin do . pò l' o . ra del _ le noz _ ze mei 



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SCENA W. 

LESLEY ( imba 



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er _ che la ma.no sta pur col di _to mio. Non 



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per .che la ma_no sta pur col di _to mio. 

b*Uj Moderato, 



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. cuccato, guardandosi sospettoso d'attorno.si avanza.) 



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(gli porge un foglio) 



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ATTO SECONDO 



TAVERNA DI LADRI. 

Nel fondo, uomini sdrajati che dormono. Una imagine sacra pende dalla parete. Batte un oriuolo. Crepuscolo vespertino. 

SCENA 1. GUGLIELMO RATCLIFF siede meditando in un canto; l'oste TOM in un altro, tenen- 
dosi fra' ginocchi il suo fanciullo WILLIE. 



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And* e calmo 







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(tien gli occhi sempre fissi in Guglielmo Katcliff, e parla agi 



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I? Tempo un poco agitato. 

.tato ed incerto) 



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_ min _ eia! 
I? Tempo un poco abitato . 



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w^ J00CO animando 



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(balbetta di nuovo) 



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le, ten _ Zar dal 



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E 880 S 






74 Allegretto. 

(piange) 






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Bab _ bo mi _ o! Sem . pre sem - pre dal _ la 



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Allegretto. 



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boc - ca co . me l'ac . qua mi scor _ re . . . 



Oh, ma co 



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sostenuto^ *f\*^ (accenna Guglielmo) afc#S. 



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rall. 



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so atenuto ^^^- \é> y 



con oc . chi si . ni _ strio. gnor mi 




Ali. °molto ritenuto. 



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TOM 



guar _ da! 

( minaccioso ) 



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■ i minai i ujovj i ^» i 



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Que _ sta 



se 

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, Wil _ lì, tu non hai 



AH. molto ritenuto. 







§3 



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n f~t- legato 



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E 8«0 S 




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pe . sce: 



e se mai dal . la cas _ sa u _ n' al _ tra 



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men ru ». be 



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rati. 



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lWILLIE (piangendo) 



And? sostenuto . 



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&» ^, J? eC . 



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Sniet.ti, 



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And. sostenuto . 



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ibi. 



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e la.sciaioin pa . ce. 



An - eh' io quel pas 



SOI. 



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E 880 S 



76 



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molt o so stenuto 

25 



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(in aria dolorosa; 



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,, Non la _ sciar _ c« fe» _ . tar! 



S 





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mollo sostenuto 




rit. 



Andante come prima 



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g i j m p p~yT p r 



2 



mai nel ca _ pò 
:z dim. 



ri . te _ ner non pò _ te _ i._ _ 

r ,u A ndante com e prima. 



E 880 S 



(mostra quelli che dormono) 



dim. 



SS 



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lo _ ro 



di _ ven _ tas.se,un bel gior . no, il fi _ glio 





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§ 



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rall. 



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mi _ _ o. 



Or vat _ te _ ne, Wil . lie! 
largo 



rall. 



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1 



WILLIE 



Aiul. sostenuto. 



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3£ 



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(si allontana piangendo e mormorando fra' denti) 





É=É 



« tempo sostenuto 



rit. 



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22 



-O- 



7e?a _ Zar «?«/ 
a tempo sostenuto 



ma - /e wow /« _ sciar 



et. 




E 880 S 









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m And. molto mosso. 

SCENA IL RATCLIFF e TOM. 
6U6LIELW0 (sorride) 



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Chiinten.de.re vo _ le.ste? 



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And. molto mosso. A 



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buo _ - no e cri _ sti . a . no in _ ten _ _ do; 




ten _ do che non sia, co.m'è suo pa.dre, 



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un ca . pe _ stro da 



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_ che la mia pie _ co _ la ca _ set - ta 



ben tap _ pa _ ta è nel 
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ro _ gìio_no ser_ bar gè _ lo . sa.men _ te fin. 



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co . gni.to, dor.mir di gior.no chia _ ro, e di not _ te ve 

sostenuto 



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Moderato. 



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non tan _ to al _ l'im _ paz _ 



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(addita gli addormentati) 




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All?°molto moderato. 



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un poco sf 




un poco rit. 



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un genio è il ma - ri . uol! 



na - ta,in_car 
un poco rit. 



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co _ me un - ci . na le di.ta anche nel son _ no! 

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I? Tempo, come prima. 



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dai ma _ gri stin _ chi di lo _ cu 
dim. molto 



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sar.tor già 




un poco rit. 



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per prò _ di _ gio scap 



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Mi_ra_te co. me sprin.ga co' pie - di! 



Io met.to pegno che so 



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I? Tempo, come prima. 



A quel paf . _ fu _ to vec_chioRo.bin. 

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_ io _ _ li _ co al_men,qual sia _ ino no _ i, _.... fosse il vecchio Eo 




Andante. 



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e _ re _ ti_co è il ri _ bai . do! 



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do . pò impic . ca _ to, nel _ l'in . 



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(inquieto, passeggia di su, di giù per la 
stanza, e non cessa di guardar l'orinolo.) 



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quel vec_chioRo.bin non bru-cie - rà, té loas_si_ cu.ro. Ben di 



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cres. a poco a poco. 



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Ro . binoèunuo_mo; e la bi . le s'appicca ali 'uom che 



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e bur _ bau zo - si ab - bas . san gli oc _ chi al pò _ ve _ro af_ fa _ 




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molto sostenuto 



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stra _ zi del ven _ tre di _ gin 

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rap _ pa . no gri _ da di 




ra _ te! 
■Più,, mosso. 



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se quel ba _ tu . ar _ do un 



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gua _ i, se quel ba_iu . ar . do un ne tra_var_ ca ! vigoroso 



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Pron . ti i giù _ di _ ci son, 



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Or ben! si danno au _ da _ ci, cui ter.ror ciò non 

Andante sostenuto. i 



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Un giorno an.cn i . o 
Ali? moderato. 



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In due gran clas.si, 



che si fanguer.ra 



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gliuo.mi.ni tut. ti di 



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Andante. 



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Andante. 



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_ che coi di _ giù. ni io fa . cea par 

Moderato. 



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te, a voi . te di lot 



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tar con quei sa _ tol . li duo. pò mi fu; 



se non che im . pà . ri 



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trop.po questa lot.ta tro.va _ i, 



per ciò bel beLlo dal me.stier mi ri . 



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A tempo mo derato_. 



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Per Di . o, ch.eu.na tal vi _ ta, 



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e poi ve _ dei* _ si per campi e per fo . re _ ste caccia . ti, 
a tempo 




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o _ gni pian.ta u _ no sche _ ra 



no te . mer; 



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animando sempre 



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incalz. 



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_ mar, seb _ ben chiù .si, ap . piat > ta _ ti nel _ le prò 

animando sempre 



prie pa > 




_ re 



o_gnor che s'a_pra 1 u _ scio 



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Ali. giusto. 



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SCENA III. LESLET entra in fretta. RATCLIFF gli corre incontro. 

TOM. dà indietro spaventato col grido Ai: Gesù/ 
LESLEY 



99 



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E_elivre_ne! e -gli 



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E _gli vie.ne! 
a tempo allegro 




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Vie _ n'e . gli?... sta ben, 



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ror da qual . che tem _ pò tut . to mi 



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Andante un poco grave. 



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Com.pren-doio sì!. 



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Andante un poco grave. 
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Par . tir fra vo - i qua! . che co - sa do . ve 



te. 



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Allegretto moderato. 

(parte) 



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Allegretto moderato. 




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I SCENA VI. RATCLIPP e LESLEY. 



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Dun.que me 



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(prende cappello e spada) sostenuto 



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n'e _ sco. 

)LESLEY(trattenendolo) 



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sostenuto 



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a, che me „ glio s'ab 



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bim . bi no . to è il tuo 
un poco rall. 



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voi _ to, 



co _ si ben di.pin.to 




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tut . ti che tu 



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nor coni - bat _ te _ re di _ se . gno pu . re col Du 

sempre a tempo 



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e qual ra _ di _ ce ha la tua bi _ le, 



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né par. la . to gli ho 



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pur tu vuoi dar -gli lo spaccio' 



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(si tocca con angoscia beffarda la fronte) 



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Un lu _ na _ ti.co e.roenon mi de . vi sup.por,. 
Larghetto. 



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né un cac . eia . to _ re dom . bre, 



con semplicità 




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e per 1 in - fer . no. 

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iz . zi il suo fan . ta_ sti. co . se . -gu . gio- 



o un ma.la . 





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mar tut .io ciò congiu.ra_men.to io pò . tre. i. 



rall. rall. 



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Pur ti con . fes . so - e ch'io mot. teg.gi ti par 



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pos.se ; a cui soggiaccio; 



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un poco cres. 



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le . ri si fan, 




che reg 



go_ no il mio 



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•? i _• _ j* j. __i« !._*_«•_ j_> ; i _: l_ 



brac _ ciò, e di ter _ ro > re m'ingoili . bràrfin da'prLmi an . ni la 




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110 



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And te sost*°calmo. 



r -p J' P p i r j_M'J^ i j'jip p r p- ji 



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Quan.do, fanciullo an - co - ra ; . 

And.sost.calmo. 



a quaLche pas. so, da me so _ lo, mi 



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da _ va, in_nan_zi a_ gli occhi ta.lo.ra mi ve _ de _ a due ne.bu_lo.si 



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spet . tri, che lu.no al . Tal . tro, in un tra .spoeto da. 

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nior, co.mea.ne . las. se.ro acco.star . si, le lun.ghe siten.dea.no ae.ree 



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braccia; ne lo pò _ ten _ do, do -lo. ro_sa _ men > te si sta.va_noa guar. 



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Co.muiLque fos . se neb.bia 




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vuo _ ta, 



fu _ ga . ce il lo _ ro a . spet . to, nel _ 1 u _ no 



tut.ta 




880 



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Meno. 



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gè - a, contrat.te a chiu_so sde_gno,e pi _ a, so 



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- a . ve femmi.nil bel. 



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_ lez-za nell'ai - - tro. Perca -so io qui ne ven _ ni, 
pp Un poco più mosso. 



e Mac- Gre. 




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- go . rio nel suo ca_ stel.lo m' o . spi > _ tò 



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ravvivando 
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do di quel . la gio . vi 



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net - ta in cor mi sce _ se . 

^jin poco rit. 



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cres. 



rit. 



a tempo, so. 



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E _ raasso_mi _ glio deLla.e.rea don _ na, e.railbel 

attempo, so. 




m&B 



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voi _ to d'amor 
sostenuto molto 



^p"P g p pi"p i n PP r p^ 



che in so_gnomisor_ ri_se tan_te fia _ te; e 



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414 Un poco affrett 
appass. s~~~g 



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sol pai. li _ da me.no la guancia di Ma . ri 

un poco affrett. 



sol me. no ini . 




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me . la al cor. 



Andante con 




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spee . chio vi _ di ri - fle 

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. ^ — ^perdendo 

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Molto lento. un poco rit.^^-^ 



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un poco rit. 



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de _<■ _ a 
cres. un poco 



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con tal de 

un poco rit. 



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Un moro sagno niqueLlo? non più che un inganno — di caLda fania.si _ 



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Andante 
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Te _ ne _ ra tan _ to, tan.to ac _ ce _ sa d a,mor in quel 
Andante, ^ — ~ — --^ 



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pun - to si voi _ se a me Ma 



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.sostenendo 



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sostenendo 



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molto rati 






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r«//. dim. sempre 
p2?p a piacere 




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120 Moderato calmo. 
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sol.tan.toaLlor 1 an. ti_co, 
Moderato calmo. 



o_scu.romi.ste.ro si svelò 



del. la mia 



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un poco rit. 



Larghetto sostenuto. 



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le _ gli au . gel . li 



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«w poco rit. 




Larghetto sostenuto. 



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l' i . dio. ma de' fio - ri al - lor com . pre . si, al.lor de 




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Larghetto, con grazia e semplicità 



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E, qua . si al _ le _ - gri fan 



un poco rit. 



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Larghetto . 



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ciul _ li, in _ sie _ me go _ de _ va . mo, in _ sie _ me gio 



ca 




E 880 8 



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Largo molto sost. 

sentito 



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Largo molto sost. , 

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sentito 
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sempre mo lto sostenuto 

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E 880 S 



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dim. rall. molto 



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che a cen . to dop 

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cres. 



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Fin che a' pie .di (io) le cad.di, 

y f tm jt?oc<? marcato 



g=fr=r*=*S^3 



co/ canto 



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lentamente 
dolcìss.con amore 



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rati. 



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(cade in delirio) 



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„Di' Ma. ri - a! 

LES. 



ma. mi 



tu?,, 



sup.pli.ca _ i. 



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Co _ me ve 



col canto 



rati 




I 



_ du . to vo . len _ tie 
Allegretto moderato. 



di quel _ le 



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tea far ero. ce in at . to pio di sup.pli 



pu _ gna ner _ bo 



ru _ 




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_ can . _ te, 
ere*, affrett. 



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« tempo, animando 



a stem.pe 



rar 



que' fie 



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molto meno 



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. gnor sen.tLmen _ ta _ _ le 
m//. a tempo 




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a o a or -andante sostenuto e nt. 

1*0 GUGL. ('prorompe con ferocia) 



sostenendo 



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Ah ma.le.det . ta 

Andante sostenuto e rit. 



ser 



pe! 



-Ir— # 



Con oc _ chi im.pa _ u - ri . ti, 
sempre Jf 



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jj ì^ sostenendo 



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sempre. 



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affrett. 



(j p p I P P ^ 



e qua _ si re . pu _ gnante,a me si voi _ se, 



a 



Jìf sostenendo 



m 



affrett. 



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string. 



con anima e con moto 



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e con bef _ far 



do in 



chi _ 
co» anima e con moto 



_ no e con pa _ 



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e — :•: 



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E 880 S 



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Ali moderato. 



127 



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mi ri. spo . se, 



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Lo sen-toan_co _ 
Ali? moderato. 



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die _ tro di me!. 



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Lo sen.to an . co _ ra quel „No!„ 



»No!„ 



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de. ri . 



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sor. a sul ca _ pò mi - o . . 

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co _ sì sire _ pi 




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molto largo 




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GUGLIELMO Moderato. p 



bef _ fa quel _ la fu ! 



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Moderato . 



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stel di Mac- Gre _ go _ rio per Londra in via mi pò _ si, 



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And?°con moto. 



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o - v'io spe _ ra . _ va stor _ dir 



And. con moto. 



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_ re _ a del - l'a _ gì ta _ ta me _ tro _ pò _ li il do _ 



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lo _ re, on . d'e _ ra op _ pres . so. 



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O.lio piovve sul /o _ co, 



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« a tempo 



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e in me la feb _ bre per Ma 
m.d. 



ri . a di -vam-pò più che mai 



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a me pa. re .a troppo an _ gu.sto con.fi . ne, 

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e quel- la rab - Dia d a 



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m.d. 



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i, sol qui presso 



a_ri _ a, tro.va.reil son.no. 



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dim rall. 



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dim. 



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cres.string. molto rit- dim.molto 



rall. molto " 
erdendosi 




E 88.0 









132 Sostenuto 

cupo 



a j> j> j> ji i^ 



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Io t a _ prò il mio se . gre . to. 
Sostenuto, 



A . scoi . ta! 





Largo, molto rìt 



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Per Dio giù _ rai,. 
Largo, molto rit. 



per le 



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i i p i r r -p y ^ i* 



pos - se del eie _ lo 



e del . l'in _ fer . no,. 



sempre molto rit. 



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J^f rit. dim. molto 



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ri - bì - le be - stem . . mia : 

-^ rit. dim. molto 



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mosso. 



animando 



e e e e g • 



ogni uoin che o _ sas _ se 

animando 



fi-dan. 




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E 880 



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Se . gre _ ta vo 



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me 1 ha prò _ f e .ri 



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E 880 8 



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Moderato. 



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§ 



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Ti scendo o.raal_fin nel pensier, 
Moderato. 



sempre rall 



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o. bassa . 



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GUGLIELMO 



lento 



lento 



i iJ)J Ji ji > ì I J> 



3^ 



I *g I «fui 



For_ se io stesso m'ap . prò -vo ? 



ma non tap_pro_vo. 



lento 



lento 




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880 



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136 



And te molto sost? 




rii. cres. molto 



a tempo 



tm 



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vo 



ce, 



«sì» mi di 



rit. cres. 
\m molto 



ce nel cor ! ... 
a tempo 



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quel . 1 om.bre 




I 



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ra//. molto 



P P P P 



r p p g ,b p ^ 



so _ le che veg.goin so _ gno, con cen.ni del ca _ pò m'ap 



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# f ^ j 



r#//. molto 



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All'! giusto. 

(manda un grido) 



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prò 

rati. 

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va _ no 



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Gran Di _ o! 
-^//. giusto. 



Là! là. 



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m 



(Tenebre. Due figure nuvolose attraversano la scena e spariscono. I masnadieri e i mariuoli sdraiati 
nel fondo, desti a quel grido, balzano in piedi e gridano:) 



ve . di? 



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DICK 



m. 



BELL 



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ROBIN. 



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UN BARITONO 



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DUE BARITONI 



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DUE BASSI 

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Che v'è? 



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.UN BASSO 



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Che v'è? 



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stacc. 



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Là! là! quel _le fi 



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880 S 









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che, Gu -glielrno ? Qual dia.vo.lo ti toc . ca? 

h— l | sempre dim. 



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AllÌ to molto ritenuto. 



P p p p^i^^ 



Io nul _ la veg _ go. 




3! 



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Ali. °molto ritenuto, 
mf. 



#* 



« 



SCENA V. R ATCLIFF, LESLEY, ROBIN, DICK,. JOHN e TADDIE. 
■ DICK 7n£_ 



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- Che mai ve _ de co _ hi 



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Tut.tal.tro. Spir.ti!. 



a 1 1 1 Hi 



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gli sgherri for .se? 



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140 



calma 



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m y P P P P P P P L^^ 



p y t 



DICK (tutti ridono) 



i> 



P P P P P P P IP > » 



Ah ah ah ah ah ah ah ah. 



BELL P 



Ah ah ah ah ah ah ah ah. 



m 



ROBIN 



sostenuto 

(incollerito) 



P- P P P ' 



Mi ca . sti.ghi Id 



iUNTEN. P 



-, p p Q p [? p p 1 p E E3 




Ah ah ah ah ah ah ah 

JE TEN. jP 



ah. 



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§ 



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UN BAR. P 



ih ah ah ah ah ah ah ah 



p p P P t P P 1 1 ' i 



'*rr7 J j 1 1 p f i t^r 



Ah ah ah ah ah ah ah ah. 



Ah ah ah ah ah ah ah ah, 



- 7 7 p p p p p p p ' p ^ 



Ah ah ah ah ah ah ah ah. 

BASSO P 





lì J) J) Jì ii Jì Jì I J) v \ 



Ah ah ah ah ah ah ah ah. 

calmo 



a/ — a: — a: — a: — a: — a: a: 
3. «. -•• •«■ -•- -*■ -• 



a.^ — <a: 



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CO/ C<mfo 



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880 



dim. 






141 




di . o ! 
sostenuto 



Non un pò _ co di 
dim. 



re _quie. 



an.che di 



/ 



m 



25 



M 



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\rall. 



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And. sostenuto . 



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gior _ no. 



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And. sostenuto. 



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i ■ P i J) j) * p j P I P. M 



Fa not.te; andar vo 



gl'i.o; 



I 



LESLEY 



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Mi ti ac.com 



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^=^ 



i 



■ 







i 



Imitazione di una Melodia aeoazese per cornamusa. 







142 



(esce dalla taverna) 



Moderato. 



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m 



*W Nói sof _ fro . 



P 



p^ 



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H^r-J) 



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_ pa _ gno 



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* 



Oh, fi .no al _ manco al Ne _ grò Sas _ so ! Guar.die for.se là 

dim. rall. 



P 



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m 






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KSi 



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3 



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molto lentamente 



PP 



* 



P P l f *~p P I ^P j P *[' P I 



Or la pa . u.ra ve le di . lun_ga; il «lo _ co è pien di 



stan . no . molto lentamente 



% 



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m 



pp 



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f r c r fj 




mm 



pp 



a tempo, Andantino . 



SEQ 



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— p wf — w* — wf — wr — ■ w 

spet _ triquan.do vien not _ te 



P 



§ 



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§ J or ffé gfr J' i r 



JP« tempo, Andantino 



» m ♦ iisz» 



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LESLEY 



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# tempo 



Ad_dio, si . gno. ri! 



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m j. j. 






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P£t CAMP. 



PPP 



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Efe 



880 



-r^— r<_^ 



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i 



I 



7 7 



Sostenuto. 



143 

(RATCLIFF e LESLBY partono^ 




é* 



ROBIN 



UN TEN. 



ti iDUE TEN. 



UN BAR. 



Due bar. 



W^ 



DUE BASSI 



?*=f 



UN BASSO 



Che il ciel vi be.ne _ di 



ca. 



BELL ^ ' ! 

p i i g i g g g g i r 



^ 



Che il ciel vi be_ne . di 



ca. 



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Che il ciel vi be.ne .di . ca 



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144 AllTmoderato. 

SCENA VI, I precedenti senza RATCLIFFe LESLKY. 



ROBIN /^~3~~~^ ^"^^\ ' 3 ' 

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(pregando innanzi alla sacra immagine) 







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Andr sostenuto . 



Tu soc.cor . ri_mi ne' ri 



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(eglLed altri parecchi partono) 



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ROBIN (accostando il suo pugno alla faccia) , 



to tu -te . lar, mi soc 




880 



19 



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146 




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(parte) 



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All* to moderato. 

SCENA VII. tom. 




dalle tasche.) 




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Sostenuto. 



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(I due mariuoli partono) 




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FINE DELL' ATTO II. 



880 



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150 



ATTO TERZO 



LUOGO SELVAGGIO PRESSO IL NEGRO SASSO. 



Notte. A sinistra rocce fantastiche e tronchi d' alberi. A destra un monumento in forma di croce. Sibili di vento. Si 
veggono due bianche figure di nebbia che l'una e l'altra si tendono con vivo affetto le braccia senza potersi accostare, .e 
da ultimo spariscono. 

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Andante. p 




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(batte l'impugnatura della spada) 



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Andantino, co#&e prima. 

più mosso 



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un poco rit. 




a tempo ( mette le mani sulle pistole della cintura, ne leva una e la contempla ) 



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Ali. un poco ritenuto, 



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(alza la voce) 



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nuo.va la vo . ce: 
Moderato. 



è di quel prò _ de, no . bi _ le ca . va 



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ri, dal _ l'u-gne mi strap.pò de' ma.sna _ 



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Io per la vo _ stra ma_gna.ni.ma di . fé . sa ob .bli.gogran.de 



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And. giusto. GUGLI 




pi! 



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per me.ro e sem.pli _ ce ca_ prie -ciò v'a . ju _ 











cres. 



j g P~T? PI p p ^ 



vista.va_no di con _ tro; e . ran di trop . pò : 




rit. _ a tempo 



^ con forza ■ , L h „ . ^ ^- ^ rit. a tempo 

jg i | i J)J\jflHp i pp|g ? j /plpp piip pH 



un sol che sta.to fos _ se 
ritenuto 



vi. va Di _ o! 



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che spronato il mio ca 



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880 S 






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.vai _lo, jnuto,m_nan _ zi va _ _ vre > i. 



DOUGLAS 



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Non tan >taa _ 



dim. subito 




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Co. me vi 



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a _ mijstà sia fra no _ i. 



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Bitenuto. 



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se . gno di que . sta, u _ na pre 
Ritenuto. 



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22. 



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-ghiera e.sau.di - le. mi to . sto 



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Becit. 



\ m m g g g 1 1 ^ -- ^ 



A _ ni. ma e cor. pò vo.stroson i .0. Par. 




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Andante con moto. 



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no.vel _ lo a . mi . co 



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Andante con moto. 




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mi . o, 



sen.zaun i _ stan . te tar.dar, 



da . te le 




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171 



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che Du - già det_. to non sia -le. 




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Ali? un poco rit. 



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con forza 



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Du-gla vo . i? 



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AS (stupito) , _-„*- , , 



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E tal, per Dio! son det.to. J :Jo mp0 ' 

r .Ali. un poco rit. 




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And. con moto. 



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And. . molto rit. un poco maestoso. 



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(mettendo fieramente mano alla spada) 



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Alld. molto rit. un poco maestoso. Tu l'as . sas _ 



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un poco rit. 



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(combattendo) 



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00 UG. fgli si avventa) 



Af . fé, ne ag _ giù _ sto 



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175 



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a tempo molto rit. 



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Largo sostenuto. 



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Largo sostenuto. 



di Dun 



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178 



Mod.° sostenuto. 



tifi o' t PP f tYT l t ] 't g g PF g g ^^ 



Demonio e in_fer _ no ! 

Modi sostenuto. 



O.rail mor.to Duncan gli pa - rai 




marcato 



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rit. 



m m m - gfl ff ff ff ff ff ff 

P » P P P p P B P P P P | 



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2 



col. pi. 



Oh, con noi non mLschiar . ti, fan_tasmaab_bo_mi 




a tempo 




E 880 8 



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a tempo 



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179 



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7 p p p ppp p p | | 



In_fer.no! Tra.di.gion! 
attempo ^ 



Nel. la pugnasi me _ sce pur Mac.do 




É g P g M 



a tempo 



sostenuto 



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du . to al suo . lo Ra.tcliff ! a tempo > 



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Su via, tra . f ig . . gì . mi! 




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180 



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Non hai mag.gior ne . mi - co sul . la ter 




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Molto sostenuto. 



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bran . do di Du.gla og.gi prò. 
i Molto sostenuto. 



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_ va . ste. A voi,... di fresco, de _ bi . tor for.se io fui del. la mi 



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Andante sostenuto. 



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a tempo 



de.bi.tor 
Andante sostenuto. 



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And. lento e sostenuto. 



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187 



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(lento e trasognato si leva) 




molto sostenuto 

(parlato) 



■ i y ■/ ji ii i i v ? ? i i ii ii i ii ^ m 



Fu vo . ce d'uoin? 
molto sostenuto 



fu 



si . bi _ lo di ven - to? 







t 880 S 



188 



rall. 



t-JL. }\ }\ J) j g J) 1 j J) | j il g Jl j j^ ^B 



Mi ron.zò negli o.rec.chi una pa _ ro . la vuo _ ta, 
fltarc. ra//. ^«>w. sempre 



er.ran .te, 




fug.ge _vo _ le! 



Non al _ tro che de . li _ rio? 



Becit. 



% 



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perdendosi 



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Mecit. 



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che so . gno? 



O.ve mi tro - vo?. 



e qual croce è mai 



Moderato 



p 



col canto 



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cres. 



a piacere 

(legge l'inscrizione del monumento) 



m m 



iiiii j^ jìiiiii) a 



P-T » * ppp a 



questa?. 



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e chev'è scritto?... ,,Qui furo ucci, si da perversa ma.no 

Moderato 



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Allegro giusto. 
(si riscuote) 



189 



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LordMacdo.nal.do eilCon.te diDunca . no.,, No! none So 

Allegro giusto. 



gno: 



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o so.no al Ne.gro Sas . so, vin - to, ir. ri _ so, sprez . 



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cres. 



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rall. 



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C-P-C-UT IT pp p (I p I J J t e & 



In. fa .mi ven . ti mi ghi.gnano agli o . ree .chi: „È 

;E molto rit. 




E 880 S 



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And. molto ritenuto. 



rit. 



cres, 



sempre rit. 



g j l y-Jn J I j p p i iCr I t^ pl 



qui l'uom for . te, fa _ ni_mo in . vit _ to, gi _ gan 

And7 10 molto ritenuto. 



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molto rit. 



pò pò . lo bri _ tan . _ no,., 



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molto rit. , — ^ 



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l'au _ da _ - ce che coni . 



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191 




_* a nimando un poco 
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animando un pòca 



non ha pos 



sa. 



d'im . pe . 




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194 



molto rit. 




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a tempo 




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(irrompe in furore) 



Mòsso, con impeto 



g g fl P 



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Jj jyj a | . na . te ma 
Mosso, con impeto 



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«/ Ali molto 



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de! 



smet _ te _ te il vo_ stro 
All°molto 



ri _ so spa.ven _ to _ so, 



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E 880 8 



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195 



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col _ l'in . di . ce ma . li _ gno non mi scher . ni . te; ... 



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to _.. 



un poco vali. ff Mod ; ritenuto 




E 880 S 










il 






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1 



■ 




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É 



m m t i m p"p m p ^^P 



, vo' col mio cai _ ciò 

Più mosso. 



spremer da - gli scar_ na . ti 



( '/ n j 



ij J^IJ^J ==^jb 



i ■ ||JTJ ^ ì 



a . ri . di 
3 



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ma _ le _ det _ ti dal 
molto rit. .? 



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il ne _ grò 



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Ali. giusto. 







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te_na le tue fu 
8- 



ne. 



e il mon _ do 




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Molto ritenuto. 



eia _ ti e mi schiacci* 



Squar _ eia _ ti 

Molto ritenuto. 




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injp* \U- 



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col canto 



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Ti 



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w w fu 



animando 



anim. 



p ^BP 'T I *p 



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sempre animando 



£ 



PPPf 

lo _ia ne tuo 



immensa eterea voi - ta ! 
animando an\ m. 




é tu m' in.go.ia ne' tuoi 

sempre animando 



ì 1 PF 



i*^+ì4 



,*»•»- 



gB : j g : ^^ 



E 880 S 






«*3tpr~ 



198 



animando 



^£e± 



Allegro giusto. 

M . (2 GL 



f 



Opp. 



ba _ ra _ tri, 
animando 



ter _ _ ra !- 
Allegro giusto. 




(tra feroce e commosso, cade in pensieri profondamente misteriosi) 





Sost. molto ritenuto. 



EBE 



Sost. molto ritenuto. 



rall. molto 




E 880 S 




•e... 'l2\i 



•te 



g : 



É 



And. sostenuto. 

p cupo 



199 



<LJ>_^l 



J. iJl 



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Om _ bra e _ se _ era _ ta, 

Andt e sostenuto. 

legatiss. 



¥-t p p ff-E 



neb _ bia che mi per _ 



S^f 



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§ — a 

"cupo %-& 
PP subito 






p 



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se _ gm. 



P P M I /' E 



sostenuto 
dolciss -pp s 



in for_ ma d uo_ mo,. 



rit. 




non mi guar 
sostenuto 



t ? a 



dim. 



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molto sostenuto 



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^?=^ 



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_ dar _ con que _ gli oc _ chi sbar _ ra _ ti !. 

molto sostenuto ^- — 5 -^ rall- 

3 \>* ' 



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rall. 



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a tempo 



W50. 

"r ppp i .r QHP l i 




£ 880 S 



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I 



200 









cres. animando 



dim. rall. 



Più mosso. 




I. Tempo sostenuto 



k 



^ m r p s 



=5==v 



ra//. molto 
3- 



- sfor_ mi me pu - re in un not _ tur . 
I. Temp o sostenu to. 

3 ~> 



H-9-94 



spe 



spen_to fan.ta 

r«//« molto_ 
"3 




1 i i 



V 



E 880 S 






201 



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_ een_ni? Col tuo dio _ te _ so va_po_ ro _ so brac _ _ ciò 



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_ stenuto 



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Uhi par _ la? _ la '- Di ven.to sof.fio non fu. 



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col canto 



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Sostenuto . 



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Mosso, con anima 



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Fer.rea è la tem _ prà del mio vo_le_re, 



lei mio vo_ le . re, é.pmdiqueldi 



Mosso, con anima 



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a tempo, con anima 



più di quello infer. 







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(parte precipitoso) 




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204 



Andante, con anima 



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FINE DELL'ATTO UT. 



E 880 



ATTO QUARTO 



205 



_ CASTELLO DI MAC-GREGOR. 

Camera illuminata. Nel mezzo, un gabinetto coperto da tende. Musica da ballo e risa di fanciulle in qualche distanza. 



INTERMEZZO 



■no. 



VOCI DI DONNE 



J = 54 

Andantino 
voluttuoso. 



And . voluttuoso . J = 54 



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Ah! ah! ah! ah!. 



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sempre arpeggiando 



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Ah a h^ah, ah, a h, a h, a h^ ah! 



sempre arpeggiando 




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206 



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Sostenuto allarg. 



y i ,h_jbi 



v.o. 



Ah, ah, ah, ah, ah, ah! 

Sostenuto 



V.D. 




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209 



VOCI 01 DONNE 



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I? tempo. And. Voluttuoso. J = 54 



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sempre arpeggiando 



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E 880 S 



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210 







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SCENA I. MARIA, abbigliata da sposa e MARGHERITA. 
MARIA Sostenuto. 



211 



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buon Dio, qua.lean - go . scia! 



MARGHERITA 

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Il giu.sta.pet . to n'è la ca. 



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Sostenuto. 



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Mar. 



gioii. Vien qui, fan.ciul. la mi . a, vo. glio spo . gliar . ti. 

Sostenuto. 




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Moderato . 



(si rasserena e sorride.) 



^si rasserena e surnue.; 



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cor. 



-^ E tal; poi ga _jo, af. 



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Mar. 



5 



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BeLl'uojno gli è pur quel con _ te Du . già ! 



Moderato . 




E 880 S 






212 



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fa . bi -le ... 



ed uii uo _ mo ! 



rall. 



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dim. 



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Mar. 



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In_na.mo_ra_.ta ne sa_ri .a lamia 



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Iii_namo_ra_ta? In_na_mo_ ra.ta? Scioccneri.a! Non 



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iiamo.ra.ta? In_na_mo. ra.ta? Scioccneri.a! Nonbajsta saper.sieompa 



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Mar. 



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Pe _ rò non sem . pre parJa _ va el - la co . 

rubando ra u % dim. 







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E 880 8 



Più mosso. 



213 



(supplichevole) f 3 



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Mar. 



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Oh ti pre.go! ti pre .gol H tri - sto 

(Maria le chiude la bocca) 



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quan .do Gu . glieLmo ... 
/Yw mosso, 




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Meno. 



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rall. 



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no me non projmn.ciar.mi. 



E not . te, 



tar _ di 



Mar. 



22 



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No! no! 



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Mot. 



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Al. lo.ra n'e.ra, sì! lamiabimJba in_na_mo _ ra.ta!. 



44 



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214 



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Andantino. 



pcon semplicità 



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Din. do. le aol . ce e man. 



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Andantino . 



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215 



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qua. si un sen . so di ben sul .le mieguan 




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rit. dolciss. 



pp a tempo, un poco meno 



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ce dal suo re - spi 



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dolciss. 



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ro; e gli oc . chi... oh co. me 

« tempo, un poco meno 



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ca . ri, 



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co _ me buo . ni, gio. . con .dì a me voi . gè . a_!. 
u n poco aff rett. 




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animando 



col _ pò 



tar. mi . si lo vi . di in u . no 



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216 



con anima 




e mi -nec cio _ so co . sì, come trafiggermi vo _ les . se . Quasi e. 

molto rit. T Om 

lf~—~~^L Tempo ^-^^-^ 




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mi sem.bra.va a quel fan.tasmain vol.toduom cne 



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spes.so io veg _ go in so gno 



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en.der.mi le su _ e 




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braccia, e te.jier lurida , men . te gli occhi fis.si, 

a tempo ^~ ^ 3 




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rati. dim. 



dolciss. rit. 



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gli occhi in me 
rall. dim. 



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a tempo 

un poco meno 



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lun-ga , men - te f is 



si. 



e con tal 

a tempo 

un poco meno 




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ere*, ww poco affrett. 



fo_ ga d'a _ mor, 



i Ji J) ii p i ìjj^ ^ 

che ab.bri _ vi _ dir tut _ ta mi sei 



sen . to, 



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cres. un poco affre tt 

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E 880 S 



218 



animando 




le ne.bu .lo . se 



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cres. 



con anima 

m. tt- 



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cres. 



rit. molto 




le ne.bu. lo. se braccia a.proe ten. do co . sì. 

affrett. molto rit. 

a tempo ^_ — ^^ , 3 a tempo 

È" 




pp 



E 880 S 



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Lento. 

MARC 



219 



mesto 



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P affrett. 



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^ Tu mi so.miglia tuapo_ve_ra ma_are: un nul la anchessa h 



ìm 



I 



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Lento. 



mi scemigli a tuapo_ve_ra ma_are; un nul la anchessa im_per.. ma. 

affrett. 



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Mar. 



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li _ a, seb.ben co.meu.na mi _ eia, cot _ ta, im _ paz_zi _ ta di Eat 




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muoia . M ma -dre mi . a?. . 
""♦ni A lentamente 



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La madre mi _a? 



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D'EdvardoRat . cliff, che di GuglieLmo fu il pa. dre. E 



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And.sostenuto 



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§§ 



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bel _ la e . ra tua ma 



dre, 



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e chiama _ ta ve . 
un poco 




E 880 S 



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220 



— rall. 



Mar. 



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animando 



P un poco animando 



W 






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ni . a, peilasuagrandebel-ià, laBella-E _ li - sa.... 

M i un poco animando 
rati. m.oL. £. — 



Mar. 




a tempo 



A . vea ca _ pel _ li d'o > ro 



pu 



:o, a . ve _ a 



tefc 



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.•» molto rit. 
J _ y — -». dim. 



Mar. 



Mar. 




.vardoil sa.pea s'e_ranbel . li, che, quanto e lungo il 



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di, li va.gheg.gia 
rall. 



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P 



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E 880 S 



221 



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Mar. 



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^2^" «fera, ra//. 



pp 



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va. 



e i suoi per pò . co vi strug . gè 



- va. 



Nel 



A tempo. 



m 



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L. 



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m. d. 



P 



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cres. 



135 



m.d.' 



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Mar. 






rall. 



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, Lento, 



can- toe_raun ve.rou-si . gnuo _ lo, 



P 



S 



e quando al fo . co: ~Per 



fe^t* 



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col canto 



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Mar. 



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And. mesto con 



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moto. 



_ che... 
And?°mesto con. moto 



p"p i r r 1 n 



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ros.sa eh 



S 



san _ gue è la tua spa - da, 



Ed. 



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Mar. 



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Ed . var _ do?' 
Sostenuto. 



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te _ a 



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dim. rall. 



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222 



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Mosso. 



«il ..r J im i 



dùn. rall. dim. rall.. .sempre 



p >p I ^J J'^'bJ^MJj jv> pp 

s va la mio _ «a pò ennr Var ro siri 1p "si hmi 



5^ 

non fia . ta.va la cuo _ ca, eo.gnorl'ar _ ro _ ^stó le Isi bru . 
OSSO.K •/ l « ^ _flfow. r«//. afo>re. ra//. . . sempre 



fluMO! 



^^ 



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Mar. 



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non a . ves . se im.pa . ra . ta da 



l P I I P 



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Oh ma . i, 

eia _ va... 
ra H Sostenuto . 



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ma - ì... non a -ves _ se da me im.pa 




É? 



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Nar.rami, fìi.ta mia. 

(piange) 



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* ( M\S 



ra . xa quella can _ zo . ne 
AJHW A tempo 



LaBella-E 



Mar. 




li _ sa so . la nel. la sua ca_nie_ra se - de _ a, 



e can - ta _ va: "Per- 



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m 



un poco sf 



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3: 



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13 



rall. 



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E 880 S 



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And mesto con moto 



223 



Mar. 



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ros . sa 



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_ che... rbs . sa di san _ gue è la tua spa _ da, 

And?°mesto con moto. 



Ed 



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a: 3: 



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«?«'/w. r«//. 



Mar. 



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f Mosso, agitato. 



E 



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.var.do? Ed . var - do? 



^ 



♦ |*Sr 



-tS- 



tra 



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In quel-la, v'enjrò d'un salto Ed. 

Mosso, agitato. 




$ 



Mai 1 . 



I 



var.do, 



e scuro in fac . eia la canzon ri 



«» 



lf a. 




e scuro in faccia la canzon ri _ pre_se: 

dim. rall. 



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ra //. 



Sostenuto. a 



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ho la mia ca . 



fi P M 



_ ci _ sa,uc _ ci . sa ho la mia 
tempo 



- ra 



! Oh, la mia 



fe* 



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ra//. 



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co/ canto a 



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£ 880 S 



il 



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224 



un poco rit. 



Mar. 



Mar. 




Jl g J) $ Jl ^S 



D'un tal rac_ca.pric_cio fu. 



col . ta 
rall. 



al _ lor la ma . dre tua, che mai 



£ 



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ICS* 
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Sostenuto. 



Mar. 



É "^ J^ | gì | | ii i g i I J> Ji' ? •? J^p ^ 



;pì 



più quelJln. fé . li .ce Edvar _ do ve _der non voi -le*, 
rall. Sostenuto. r ~ g 



e, a crescergli di . 



" — i 



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pp 



Mar. nhì? 



allarg. 



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i^ 



M^ 7 — -j^j) ^ 



* ? =?= ?e=e 



ps 



spet.to, 



Mac-Gre.go _ rio spo . so . 

allar g. sempre allarg. 



La 



rit. . 



f^piffiii 



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S 



E 880 






And^appassionato . 



225 



Opp. 



(dar. 



t 1 " r -L. i" J i> Ifg^ 



i 



P5 



rab . bia tras se di sén.nó Ed. 



^m 



p p p p p 



5 



i 



S 



OTr^fr-^ 



rab - bia tras.se. di senno Ed. _ var 



And. appassionato. 



do, ed a mo.strar che 






Iflf.r. 




lie _ ve e . ra_gliabban . do . nar la Bel.la -E- li . sa, per gu - sto di _ spe. 




. ne-v ra , f igliuo - la di lord Cam . pel. lo, e quelGu-gliel - mo 

animando 3 




E 880 . S 






226 





rit. molto rit. maria a ie m P-°_ 



fi_ gtio d'u.nionco. sì paz _ 



jl * MI % ìv^é 



za 

rit. molto rit. 



f 



Oli sventu_ra _ ta ma _ dfe 
1 




In _ te_ro un an _ no pas _ so sen_za che mai d'EcLvar.do il 



Mar 




ven _ 



l'aLtroot _ to _ bre però, nel giorno appun - to ched*Ed 




molto sostenuto 



227 



■ 




var . do 



por.tava il no 
rit 



me, «Ri . ta!„ co.me per ca _ so el _ la mi 




\ 



m 



228 



jf sempre sostenuto 







Mar, 




= r 



E 880 S. 




mmtÉ 



' 



229 



a tempo sostenuto 

3 



Mar. 



Mar. 




Mar. 



feE^ 



m 



f sostenuto 



5 



£ 



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- noe _ 



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te 



nea ti in 



quel 



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mo 



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1 



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sostenuto 




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HI 

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E 880 S 



dH*B 









230 



rall. 




usi zmtmivmlill lEn 



« 



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iar. 



4^j ì j i j> j j> 



ditn. 



12 



rall. 



pu _ re, bim - ba mia, ti 



nz }? 



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te 



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dfc'Zft. 



rall. 







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Mar. 



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E 880 S 






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I? Tempo. 

con anima 



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cres. 



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l' J JW. Iffi 



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Mar. 



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io, che vegliami sen - tia d'addolcir coLlemie cian.cie.. „ il pian - to di tua 

I? Tempori 




| JO.Qj>V'- JUu i is J j^j> J^p ^ p 



Mar. -&*? 



. ar la Bella-Eli . sa Ed.var . do non pò _ te _ a, che giorno e not - te far la 



^ 



*& 



^ 



* 



b 



m 



r 




cres. 



animando cres. 



m 



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1* 



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re/. 



Molto sost* 



^^ 



r r w>p p pppi* 

ial ca . stel ce.la_ta.men.te e . ra ve _ 



■ m si 



r~rrM 



<lar. 



%7 



I 



ron _ da al ca 



stel ce.la.ta.men.te e . ra ve _ du.to,— . 

Molto sost! 
42. 



f »1f- te i 



J* 



I* 



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■ 5-* ^ , ^ rio 

'-- — b^s^t^F £ 



I v J g tjfUs 



1 



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ere*, inolio 



t/f 1 tf*f 



y. 



rall. 



F^Q 



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g^ 



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*f 



E 880 S 



232 



I? Tempo molto sost* 



^n>J'i),M^ ^wj 



af - fet-to do -lo.ro -so le braccia alsuobalco _ 







B 8«t0 8 



MUwctn 



233 







2 






E 880 S 



ili 






234 



a Meno. 



Mar. 



1 



ni 



sci? 



i r 



& 



! j 1 I I 1 J i ^^ 



Meno. 



A 1TXCIUJ 



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Ho già f i . ni „ _ to,ho già fi 



h- 



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Mar. 



I 



allarg. 



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Se.gui, 



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se.gui! 



(angustiata) 



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r~* yj|«v 



ni _ to. 



Vi 



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allarg. 

I o i 



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lentamente 



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And! e molto sost 






^ 



& 



E 



E 



Mar. 



P 



to 



g }) g ii ii ji i j) a i i s j i .ii ^^ 



_ ci - no al vec _ chio mu - ro del ca - stel 
And^molto sostai 



lo, il mat.tin del _ l'ai -tro 

3_ 




VP 



E 880 S 



235 



f 



1 3 ' 



1 — T~~" 



h W «h-^— «h ì J^ Jì J I Ì I «M J^ I HI 



Mar. 



gior _ no, già _ ce . a pri . vo di vi . ta il san . gui . no . so cor - pò d Ed 



■U 



m 



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tti 



g 1? , = 



È 



I 1 gB p^^ 



E la po.ve.ra ma.dre? 



|j js ^» i 1 1 1 1 j> 1 1 1 1 joui ng il 



Mar. 



var -do. 



Mo . ri per lo spaven-to il ter.zo gior - no do - pò il mi 



mk 



è 



u 



i 



Sjf 



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p 



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.ti. 



J» 



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ti 



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Mar. 






3^35 



Jiii 



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É 



Or. ri- hi _ le! 

(con freddo, ironico vaniloquio) 



1) M g IH ili' l h J> J^ J^ H ,h > , M Jì > ,fr =^ P 



sfatto. 



Ve _ du _to,bam - bina,aves.si tu cogli occhipropricome Edvar.do Rat . 



a 



P 



s 



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& 



u 



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y : _ 1 



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m 



ti 



* 



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E 880 S 






236 



Bar. 



È 



cres. 



j ^ j^ i j^ 1 j> i i g j^ j^ ? ^ 



cliff, là sot _ to il mu 



ro del ca _ stel _ lo, già _ cea! 



L'ho 




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cres. 



m 



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(dar. 



rall. 



Opp. 



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J> > I Ji 



che non deb 
rit. 



ho 



h 1 I J> I i 1 I 



I 1 1 1 



Mar. 



1f* 



i_o di co _ hi _ i che l'ucci _ se, e 



per . che 
rit. 



PP | 



B 880 S 



dir _ lo non 




3folto Sostenuto. 




riJJJlij! 



i 



debbo ad uo. mo na.to, 
Molto Sostenuto. 



fe 



i^ 



3 



JP marcato 



m 



237 



#z 



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dm. 



7 tt iii lilil^ Ojij 



e perchè fol.le so. no... dormii" non 
divi. 



i=3 



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T5T- 

sentito 



m 



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dim. 



rati. 



rati. 



? j gì j > Jì ji Jì, j) ji jTJì I 1 .M 



f 



TT — ir ^ W+i 0t — m 

posso,e in o _ gni lo _ co pai _ li _ do, san _ gui 

rati. 



no _ so 



% 



£ 



1 

dim. 



% 



He 



«— - 



\W^ 



marcato 



■ ==■: 



S 






Mar. 






C 



dim. 



tìfezrc. ZZ 



rati. 



mj »"»• _ !— Il l -Zìi! 

j I JO > ,M ;> .M i i 1 1 1 1 i 1 1 1 i 1 i 1 1 S S Ji 



e con pu.pil- le sbarra-te e a. cu .te come dar.do, io veg.go passarmi quell'Edgardo innan, 

rati. 



mf 



dim. 



m 



£ 



9— 1 - 



P 



=0 



<s— 



È 



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afe'zrc. 



5- 



dm. ra//. sempre 



Mar. 



jpp perdendosi 



*m 



Jtji jujjiJiJ jjj jij^ 1 1 *- ijJUUOJPi 



zi agli ocelli ta_ci_turno,e(^bLrin jli.ee le.va . to, 



pa.ri a fan-tasma va.ga.bon_ do. 



m 



m 



dim. rati, sempre 



% 



r& 



m 



2 



Z_ 



E 880 S 



23S 



SCENA II. I PRECEDENTI, RATCLIFF pallido, contraffatto, 
lordo di sangue, entra in scena. 



i 



Sostenuto. 

(mette anch'essa un grido) 

JBT\> 



$-h* I s 1 1 



t 



(manda un grido) 



Becit. 



Mar. 



' «? 



* ng p \ pjn p^ 1 P 



Ah, sciagli _ ra - to! t' a 

(si accoscia in un angolo della camera, e vi rima 
ne irrigidita ed immobile) 



san.ta ver.gine, il morto Edvar_ do! 



3EE£ 



f 



m 



% 



col canto 



3EE£ 



W 



rit. 



sostenuto 



m 



p^y 



f 



t 



i 



.nel di Du 

GUGLIELMO 



- già tu 



mi por _ ti? 

(ride amaramente) nij 



Tetti. 



$ 



5 



i-p p p rr 



È chiu.so il tor . ne . o; 



sostenuto 



rall. 



pi 



^ 



/// 



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Andantino 




\ 



E 880 S 







r j>. gÉ np 



^^ 



In 



_ len _ i do lasciar _ si il ter 



zo di - spie car, 



ri _ 




molto rit. 



a tempo 



r là 1 1 p i i é | 



rati. 



ca . vai di 



- ver - so, scon.f it . to io cad _ di dal ca . vai di 

mollo rit. 



le . 



a. tempo 




uìzr.' (con subita svolta in tono di fidanza e d'angoscia) 
ITAHIA jj^ — ~ q- — 




E 8Rf» S 



240 



Andante. 



m I P PP P p P l f r prln j pj JJ'li 



_ gliel-mo!. in.san.gui_ na . to se _ i 



Vie _ ni qui!... "Ve' ben 
Andante . 




i 



P¥ 



; gg ni f J_^ ^ 



& 



f 



E 



dar 



a tua fé 



ri _ ta. 



rit. 



I 



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ajfrett. 



dim. 



m 



rit. 



e 



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E 



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m.s. 



j a • ♦ 



E 



22 



r 

Molto lento. 



* * 



f V* 



re/. 



^ Jp p ^ p p r mp p^ppp^^ 



E 



Cie.lo 
Molto lento. 



o.ve son? 



Cai . ti . vo tu! Non sei Gu _ gliel . mot 



te; 




A Tempo 



rit. 



rati. 



nM p if p vfT I p p P p pi p r * 7 i p i 

T?^l im-M rl/-v erti! ' r. 'U.r.lir.JEI lì or. C/->T1 ì r> Grm ì H ! 



fcfe 



ib 



Ed.var.do sei! 

2-t 



a Bella-E.li _ sa son 



i . o. 
rit. 

1 



É&y 



son i_o 
rati. 



a 



EEEy 



E 



F^ 



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^ Tempo 



P 



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m 



E 880 S 



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Andantino. p 



I ? i r 



M affi 



I I ? I II k 



241 

cres. 



m$ 



p 



s 



Andantino 



Quel tuo pò -ve.ro ca.po è tut.to san . gue, e il 




a tempo 



animando 



» ra 



^ v * 



so. 



Vìen 
« tempo 



* 



cres. 



m 



qui, 



SE 



p==; 




i? 



ss 



m 




17 
sostenendo 



i 



ra tu 



animando 



? 



cres. 



1ZZÉ2 



-y k 



k* 



«^ 




fe r r f t ^nN 



i 



(vuol bendargli il 
capo ferito) 



m'ha . i; 
sostenendo 



pie - ga ì gì 
.? 







E 880 S 



242 A^te 



And .sostenuto . 

GUGL. (cade ai suoi piedi.tenero. ^addolorato ; 




E 880 S 






« 



f 



f 



a tempo 
cres. rit. y> 



rit. 



— r 



^j ^ vre^r-u. f ^, — 5 i ,y 



243 



ri _ te al toc . co del _ la mia 



man. 



So _ no ai pie di Ma 




» 



E 880 S 




244 






a tempo, con anima 
22 




chio _ _ me... 
molto rit. 



Vi 
a tempo,con anima 



a, sta tran . quii 

1 



lo!.__ 




In.san _ gui . ni mo pu 



. re mo _ ven.do.ti co _ 
animando 




- si 

Molto rit. 



Sì,... ne - gli occhi io ti ba _ ciò. 

-s -* 1 a tempo 




É 880 S 



6UGL no 

And. con anima. 



245 







E 880 S 



246 



rall. molto 



pij) Lento. . jp 

iM'^i Jlj ' ir P P I j,J Jì 'Pnrp 



par.to ! Ma . ri . a, 
Lento. 



tu mi sei ca.ra, e a te Gu.glielmo 



S 



E=5 



— ^ir 



i 



É 



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w 



r^ 



co/ canto 



PP 



staccato 



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se a 



j* 



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tessè 



1 



P 



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r=T 



«F- 



5=É 



7 



7 



(confidente) 



8 P I I r jJTk g I r n M, J* 



non man.coè ca - ro. In 



so _ gno a me so . ven - te l'hai 




det _ to;.„ e noi ci so.migliam, lo sa 



Guar- da.tinel_lo 



m 



짣£ 



5 



E 



Hi 



7 



rati. 



m 



ì 



±=4 



Pfipìfi lento 



^W^ 



25 



k+ w |> 



( l'avvicina ad mio specchio e le fa osservare le due imagini riflesse.) 




E 880 







Andt e molto sost! 



247 



n 



wm 



pp^j 



* J>P p i r cLlr^'t £j* p P ppj p- a r i 



I tuoisem>bian 



And^molto sost? 



ìà 



1 X7" 



B¥ 



i?p 



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S£* 



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p~~» 



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r^ «sa 



ti son più beLli,più no _ bi . li, 



ÉEÈEÉ 



P^ 



*É 




É 



mi poco rall. 
~3 



a tempo 



i P lyrp 



3-^4-^ 



p P S i p p 



^Xl 



r#. 



*-z 



più pu.ri de' mie . . i, più bel. li, più pu.ri, 

un pocgj E&llr a tempo^_____ 

A^ 3 



i 



a 



r 

cres. 



m r 1 



J— J-7-3 



r-r 



*Uj: 



dim. 



£^ 







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rit. a tempo 



ma non di.ver 



Lf i r p 



si. 



rit. 



te 



£z 



m^ 



-KP«//. 



i» 



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i 



r 

animando 



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Z^i, , « tempo 



s^ 



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t-tt 



W^ 



I 






Efe 



p^ p i grr'pir ^ 



F 



lab.broi'or . goglio stes 
animando 3 

~3~~ 



so, la stes _ sa bai - dan - za... 

5 



É ^jp 



*+ 



*3g 



cres. 



.am 



w 



mf_ 

ÌÌE 



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c/*e*. -—e 



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HH 



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ef 1 



E 880 S 



■UHI 



248 



.v 









ÉÉ 



A Tempo, più mosso. 

MARIA 



Opp. 

—0L 



prò - 



. mm - . eia un 



3£ 



V- 



É 



feÉmÉ 



det 



to, 



zs: 



prò _ nun-ciauii det _ io 

A Tempo, più mosso. 

jt m 



so _ 



lo, 







E 880 S 



* « ■ 



r jf a tempo 

1* 



phi p \ f -^ ^ 



ajfrett. 



£ 



I.° Tempo, più mosso. 



249 



W 



la_scia, ah! Guglielmo,Guglielmo! 



P* 



^ 



$m 



^ 



rìt. a t em P° 

3 



E _ gua .le il 

I.° Tempo, più mosso. 




m^iì. m 



^^ 



t . 1 1 



5 '.+ '-*■ 



te 7 

I I 



V 




1 



animando 



cres. molto mf^~? 



no . i, sol che di mol 



E 880 S 



m tempo 



ajfrett. 
3 



a tempo 




a _ scia, e fug . gi quan _ to 



i! 



m 



=m 



-p p p g 



? 



w*$ 



1 oc . chio è in 
~3 




E 880 S 



VJ 



molto allarg. 




cres 



dim. rit. 



rall. 







I 

1 I 



«80 














legatissimo 



E 880 S 



* 



sii 



253 



iS? 



(susurrando) 



Ah!. 



m 



m 



^^ 



sentito 



1 5 ' 



WLl 



Vieni ! 
i — "T^ r 



Vieni ! 



g F^ 



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ji n ■ ^7/n , r =• -r7 -* 



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V PPmll.a 

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ZZ 



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g 






* 



^^ 




& 



rall.dim. 



a tempo, sempre molto sostenuto pp 



i j 1) 



^^ 



Mi la 



scia 



Ah! 



8£ 



quasi parlato 
pp ' 



E 



'i J^ Ji ii Ji i Ji Jì Ji Ji ii ii Ji Ji 



Sei _ la _to è il mio cor _ sie_ro,ilpiù ve _ lo _ce del . la 
rall dim a ^ ern P°} sempre molto sostenuto 




Él 



^m 



i 



Ah! 



(cava la spada) 



rall. 



te É il il i il i ) É I É il i) i ■/ i) I il i' .y il -h fe 



Sco _ zia; e n'apre la mia spada il cammin. Ba , le,na, il ve.di? 




m j j 



£ 880 8 









254 



lentamente 



fe 



Pfc 



_£QL 



Opp. mi la 



rati. 



perdendosi 
scia!. 



-#- 



fe 



^ 



? 



22 



deh, Gu . gliel . mo, Gu . gliel 



i iJ J^ \ W J 



mo 



É 



MARC 



(vaneggiando) 



l^ 9 



PS 



firn 



m 



¥ 



ML 



3i | J j) ,y ^ ^ 



rall. 



Per . 



£ 



a 



Vie . ni, fug . già _ mo! fug . già 



mo'. 



I 



te 



B^ 



991 



rall. 



IP 






fefe 



$3 



M r f 



n 



,no 



* 



And. con moto. 



« 



fr^s* 



che 



ros _ sa di 



os _ sa di san 



m* 



* — * 



gue è la tua spa . da, 



m 



Ed 



I 



(parlato) 



3E 



i J^ i ì i t 



p 



■no 



I 



And. conmoto. 



Maqual vo.ce!... 



^m- 



% 



un poco cupo 



W^ì 



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Moderato, ritenuto 



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Chi mai prò . fé 
Moderato. rite?iuto 



ri. 



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giu.no _ sa 



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. ro . la? Il 



un poco rall. 



gu _ fo, che s'ap_pic _ ca al var . co del _ la fi _ ne.stra? 

un poco rall. 




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Andantino con moto. 



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Moderato. rit. 



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. ci _ sa,uc _ ci _ sa ho la mia ca 



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Andantino con moto. 



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Moderato, rit. 



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Sostenendo. 
molto rall. 
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Anda?itino. 



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Oh quan.to e _ ra mai bel 



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. gor.ga nel vuo.to del ca _ mi.no' 



Andantino. 



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sempre animando 



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pet _ to fio _ co il can . to le stril _ la ! e mi co 

sempre animando 



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un poco rit. 

f neir eccesso d el dolore) 



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molto rit. 



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cres. 



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di svernar la mia ca . ra „ e far lo 

un poco rit. molto rit. 



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And! e con moto. 

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Ro.tan fe.ro.ci gli occhi 



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deb . bo.Non op - por. ti, o co. re 
And 1 .* 5 coijjaoioT — 



mi.o; 
calmo 




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tuoi di fiamma e il tuo re _ sdì 



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spi . ro ... 







rit. 



straziante 



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animando molto 



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animando 



rall. cres. rit. 



mio Gu_glielmo ! 



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a . . ve è la mor . . te ! Ma . ri . a, vieni con 

^^\^^^ mand ^^° andando 
rall. Cr \' rit - Jc fr:g \y.th 



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880 



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De . li . rar me pu _ re tu fa _ i... 



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^ tempo. 




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La . sciami!. 



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880 



Ali , molto riti 

( sciogliendosi da lui) agitato 



259 



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Allf molto ritt 




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Du.gla... 



animando 
(in furore) Sempre più f 



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fo.me e^e . era _tp! 
ammanilo 



è la pa.ro .la del. la 



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sempre piùf 



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sempre cres. 




animando sempre 

ff. L 



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Nes _ suri, fos.se pur Di . o, deepos.se 
animando sempre 



indt 



§§ 



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cres. molto 



#. ( in atto di trafiggerla) molto Ht. 



rit. \ »n axto ai xraiiggeruy //«/** i/ /■ «e. 




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E 880 



260 



Andi 6 molto sosti o PP 

( fugge nel gabinetto coperto ) 



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rit. 



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nio! tu miuc . ci . di? 



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Gu . gliel . mo 

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Allegro. 
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(troncando) 



Andante sostenuto. 



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vuoi ? Guglielmo ! 

MARGHERITA 



soccorso ! 



Guglielmo ! 



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,Uc_ cisahola mia 



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(troncando) 



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. ri... 
Allegro. 

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rall. 



Andante sostenuto. 



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ca . ra! e_rapur bel. la lamiaca_ra, 



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ed io Ilio ucci . 



sa!,, Oh! 




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rall. 



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E 880 S 



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261 

(Le due nebbie in forma d' uomo apparisco no da parti oppo ste; si arrestano all'ingresso del gabinetto, si tendono a-vicen. 

Lento,molto sostenuto ^ T^ ~^^ i 




affrett. un poco 



da le braccia, ed all' uscire di Ratcliff spariscono. ) 



a tempo 

A 




affretti, un poco 



kfe 



a tempo 



(RatclifrBalza fuori con la spada insanguinata) 



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cres. 



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Modi ritenuto. 

GUGLIELMO „ con forza 



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Soste 



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Mod. ritenuto 



T'ar .re . sta, 
co« forza 



e non fug _ gir _ 



mi, 
Soste 




E 880 












262 



_ nendo. 



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om.bra di me me.de _ smo! . 
nendo. ,— , sostenendo 



È tua que . st 1 o - pra, 




bian . co spet.tro not.tur . no. 
sostenendo __ — -^£^- , - . sostenendo 



Il san _ gue gron . da 




— SGJENA HI. I precedenti, MAC -GREGORIO entra impetuoso colla spada sguainata 



*^ me _ co, as.sas_si.no di Ma ri . a! 



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me _ co, 

MAC -GREGORIO 



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Ali? moderato. 



263 



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(vede Eatcliff) 



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, cor _ so! Ù.diieri .dar... Ri - bai - do! 



NI. 6. 



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cor _ so! 
Ali? moderato. 



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rio a _ bor _ ri . to e di mia pa _ ce tur - ba _ tor. 





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cres. 



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GUGLIELMO (con un fiero scoppio di riso) Uh poco meno. 



\ p Ì p I I P 7 £ 1 j g I V I I P B P I 



Quel son i _ o, 
Uh poco meno. 



ma tu non manjco aior_ri _ to mi 

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A 



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264 



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sempre f 



pìùf rit. 



se _ i; non ne co.no.sco la ca 

A A 



30 _ no. sco la ca _ ffion-, pur ti a . bor - ro. e del tu( 



i 



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gion-, pur ti a . bor - ro, e del tuo 

A A A 



rit. 

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Halli! 



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molto rit. 
3 



Allegro moderato, 
a tempo 

( si avventano l' uno sull' altro e combattono.) 



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sangue tutto io mistrug . - go. 

«AC-GREGORIO 



Io 



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, , Scel.le . 
Allegro moderato. 



ra . to! 




Meno. 

MARGH. 



And. mosso. 



f\ m (ride fé] 

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22 




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(ride ferocemente) 



che ros _ sa di san . gue è la tua 



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ri _ do. 
Meno. 



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And? mosso. 



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Mar. 




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266 



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Larghetto sost. 



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cor. 



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Già del . la pa - ce 
dolciss. 



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le dol .cez . ze pre 



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Un poco rit° 



A tempo. 



P sentito 




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Or mi - a per sempre è Ma _ _ ri - a! 

TT ..o A tempo. 

Un poco rit: 



Fi.nehaqui la 
dim. 





„ rall. 



q tempo 
~3 



Sostenuto. 



§ 



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ven.go a 
a tempo 



te! 
Sostenuto . 



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Molto rit. , — - 

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sentito 



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E 880 S 



A Tempo, legatissimo 




UN SERVO 



Mosso, agitato. 




E • sso S 



268 



Ser. 



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f p p 7 p P P P-P I JOU - 



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Di _ o! quagiajceil si-gnor no_stro! 

SOP. 



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CONTR. 



4* 



TEN. I e IL 



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Mac-Gre _ go . rio!. 



Mac-Gre . go _ rio!. 



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Mae Gre - go - tìo ! 



Mac-Gre _go _ rio! 



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D8UGLAS tempre mosso 



m ì v P p P p p i p r i 



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Quel no.bi -le si _ gno.re! Mor _ to, 

b^m sempre mosso 



ahi! mor _ to sta. 



41 



S^^? 



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E 880 S 



animando 



animando 



269 



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qui! 



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Si cor.rain trac _ eia del. lue. ci _ sor, 



animando 



si chiù .da. no. 



Ifj. t i 



animando 



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Andante appassì 

MARGHERITA 



sp n> p- p P r -p:]j _^_j 



le por .te del ca _ stel.lo! 



tó 



rit. 



E co. sì lue- 

Andante appassì 

3 



ci _ so Ed . 




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cres. 



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Mar. 



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pai _ li_do,in_san . gui _ na.toac_caii.to al mu _ 




dim. 



P 



Mar. f*\ v 



* > J 1 J. 



5* 



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13 



ro __ _ del ca . stel . lo già 
I m< dim. 



ce . a 



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Fé . . ri . to a 



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I «* «v. 

II 



E 880 S 



270 







Mar, 




E 880 S 



272 



Mar. 



M;ir. 




Èli 



allarg. 



ìn / f sostenendo molto 



T~ v J^ 



Mar. 



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len . zio! 



frd é. altorg. 



Si _ len .zio' e non 

cres. Sostenendo molto 



tur 




mi 







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12 



E 880 S 



273 




a tempo sostenuto .j?*?/^ 
SOR * ff 



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Or.riJbil vi. sta!. 



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Or.rLbil vi _ sta!. 



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ri . bil vj_sta!. 
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Or _ ri _ bil vi_sta!. 
« tempo sostenuto 



? — ii — 3 




E 880 8 



274 




E 880 



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cres. ajyrctt ( 



i» — ià 



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Molto sost to e ritenuto. 



275 



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sta! 



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Or. ri _ bil vi 



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Or. ri _ bil vi _ 



sta!. 



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Or. ri .bil \i . 



sta!. 

8- 



i 



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ere*, affirett, 



Molto sost to e ritenuto. 




fe 880 



11" 
FINE DELL OPEflA. 



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